Nelle giornate in cui il nuovo Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si siede sulla poltrona in Parlamento, quelle della Camera e del Senato. Iniziano le "dolenti note". Quella poltrona, che era dell'amico Enrico Letta e prima ancora era stata del tecnico Mario Monti, ha deluso una parte degli italiani che volevano votare un governo e non trovarselo: bello e impacchettato.

Quella poltrona ha visto prima di questi tre governi tecnici e decisi dal capo dello Stato, una proprietà di molti anni da parte di Silvio Berlusconi, l'ultimo presidente eletto dal popolo italiano.

Quel Berlusconi che alla domanda sul governo Renzi risponde «faremo un'opposizione responsabile». Non votano la fiducia, ma nemmeno cercheranno di far cadere questo governo.

Renzi in Parlamento ha parlato del coraggio di questi ministri di mettersi in gioco in un momento non certamente favorevole per la politica italiana. Nella prima serata, dopo la camera e la telefonata di congratulazioni di Obama, passa al Senato.

«Vorrei essere l'ultimo presidente in questo luogo a chiedere la fiducia», dice Renzi con la consapevolezza che il popolo del Partito Democratico, che lo ha votato, anzi stravotato, ha capito che l'asse si sposta più al centro e che la poltrona è arrivata senza voto. Non si vince mai le elezioni. Un discorso assolutamente di rigore e strandardizzato.

Al Senato arrivano le "dolenti note" sicuramente dal Movimento 5 Stelle, l'opposizione non responsabile, ma ferrata e fatta di ostruzionismo; come già visto in questi mesi passati.

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M5S Pd

Il movimento di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio si impunta sul fatto che questo governo agli italiani non piace, perché è stato scelto in una sede di partito e non in cabina elettorale. Dopo la fiducia non proprio stracciante dal Senato si passa alla Camera con qualche altra opposizione rigorosamente puntuale: Sinistra Ecologia e Libertà, Fratelli d'Italia e poi anche il solito Movimento 5 Stelle.

I "grillini" si oppongono anche alla Camera, dopo essere rientrati nei 139 che hanno detto no al primo governo Renzi e il terzo governo "tecnico" consecutivo.

Gli altri sono i 169 che a tutto questo hanno detto sì. Arriva però qualche colpo di scena: ritorna Pierluigi Bersani che, dopo la convalescenza, sembra rigenerato e viene accolto con un grosso applauso delle istituzioni. Bersani non saluta il nuovo presidente del consiglio, ma si reca subito da Enrico letta che abbraccia e ringrazia.

I colpi di scena non finiscono, infatti arriva una notizia che vede come protagonista, oltre a Renzi, il vicepresidente alla Camera del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio.

Il grillino posta su Facebook lo scambio di pizzini con il nuovo presidente; la domanda della nuova dirigenza istituzionale sembra lecita e appropriata: «ma voi fate sempre così?». Matteo Renzi, dalla sua poltrona, vuole sapere come mai il dialogo non si può avere; quindi ostruzionismo perenne e mica «responsabile» come Berlusconi.

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