Nella rete è ormai facile rilevare quanto potere possa avere in generale la fotografia. Ovunque si navighi una foto fa capolino. A dire il vero è sempre stato così, ma da quando si sono diffusi FB e Twitter, i social più noti, ma anche gli altri, è aumentata la quantità, e molto. Le finalità, le conseguenze, possono essere molteplici. Dalla sfera politica a quella commerciale. Ci sono poi le foto che sembrano avere una sola finalità, almeno pare: catturare l'attenzione. Portare a casa il contatto web.

Nei libri che trattano l'arte della vendita si legge talvolta che la stessa scatterebbe quando il desiderio di possesso supera tutto il resto che vi si pone contro.

Come a dire che la molla che fa crollare il compratore verso l'acquisto sia in sostanza tutta psicologica. Potrebbe essere. Certo, non per tutto in senso assoluto, ma in buona parte si. Accennato alla componente psicologica nel processo di acquisto, non si intende andare oltre nell'evocare la crucialità di simili passaggi emozionali, la loro importanza è gigante, pur se raramente se ne discute.

Probabilmente è più sensato usarli e non parlarne. L'uso di foto è ampiamente favorito dalla diffusione degli strumenti che consentono di scattare in qualunque luogo ci si trovi. Un tempo la foto era relegata alla presenza di un dispositivo ad hoc con tempi lunghi. La pellicola imponeva il passaggio in camera oscura.

Ora i tempi sono molto ridotti tra il momento della foto e la sua disponibilità alla generale diffusione. Anche pochi secondi. Ma questo non vuol dire che ogni foto sia efficace. Poter fare foto in assoluta libertà non significa fare una foto sempre efficace. Poi, efficace in che senso?

Probabilmente può esistere un senso per chiunque abbia una sua finalità.

In tempi di crisi va fatto un cenno alla foto, ovviamente digitale, con risvolti economici e commerciali. Foto che, come uno strumento musicale in un'orchestra, si pone quale elemento in armonia di frequenze comunicative con il contesto per ottenere un risultato complessivo. Ma ogni contesto ha in sé elementi tra loro coordinati in gerarchie.

E la foto pare sia in alto nelle gerarchie del web. Si pensi ad un sito e-commerce: può esserci il sito, può esserci il sistema di pagamento, può esserci la possibilità di chat immediata on-line per fugare dubbi, può esserci poi la struttura di consegna, ma se l'utente non vede la foto di ciò che desidera, tutto il resto probabilmente resta fermo. Il resto è infatti a servizio di ciò che fa scattare, o attira, verso la decisione di acquisto. Ed in questo passaggio entra a gamba tesa tutto l'intero universo fatto di stimoli e risposte di tipo emozionale che sono capaci di attirare l'attenzione istintiva di chi è davanti uno schermo.

La foto è una molla, se coglie l'istinto, scatta, e con il resto del mix ne esce un acquisto.

Ed è qui che entra in gioco il fotografo, la foto non nasce da sé, non basta il dispositivo, cellulare o altro, serve un fotografo che la scatti. Meglio, forse, quel fotografo in possesso di conoscenze estese sulla natura umana. Non bisogna forse sapere come funziona tutto il "meccanismo" emotivo di chi la guarda? Chissà? E buon lavoro a chi scatta foto per professione.

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