In occasione del 30° anniversario della morte di Enrico Berlinguer, forse sarebbe opportuno considerare che cosa il premier intendesse veramente dire quando parlava di "Questione Morale". In sintesi, quando Berlinguer usava questo termine, non intendeva parlare di una presunta superiorità morale dei comunisti sugli altri parlamentari, ma voleva invece sottolineare che, ai suoi tempi, tutti i centri di potere: televisione, enti pubblici, Asl ecc. erano spartiti tra gli altri partiti.

Chissà cosa avrebbe detto oggi Enrico, se avesse potuto assistere ad una delle ultime trasmissioni delle Iene dove si evidenziava l'abitudine all'assenteismo dei dipendenti di un municipio di Roma.

Gli impiegati timbravano il cartellino poi, invece di andare in ufficio, uscivano per andare al bar poi a far la spesa e finalmente ad acquistare un giornale per il lavoro. La cosa era assolutamente accettata da tutti, nessuno prendeva alcuna precauzione, tutti sapevano e non si vergognavano minimamente nemmeno quando "pescati" dalle Iene, anzi assumevano un'aria offesa accusando gli autori della trasmissione di comportarsi male e di importunarli.

I superiori poi, quelli che avrebbero dovuto controllare, cadevano letteralmente dalle nuvole. Per un attimo, però, ho provato ad immaginare cosa sarebbe successo se tutte quelle persone fossero andate veramente a lavorare. Immaginate che sovraffollamento, che sagra di persone.

Se non c'è niente da fare è meglio non far nulla. Da questo punto di vista quei poverini non hanno nemmeno tutti i torti, la colpa è di quei politicanti che in cambio dei voti li hanno fatti assumere senza che vi fosse il reale bisogno. Un privato non si sarebbe nemmeno sognato di comportarsi in questo modo, ed è questa la vera Questione Morale dei nostri giorni.

È veramente paradossale notare che la principale critica sulla moralità da parte del comunista Berlinguer, oggi, è che anche e soprattutto il Pd partecipa alla grande spartizione, dovrebbe essere rivolta principalmente ai suoi successori e che tale critica, sempre più paradossalmente lo accomuni a quanto chiede il mondo degli imprenditori sani.

Meno ricatti, meno burocrazia, meno potere immeritato e spocchioso da parte della politica sul mondo del lavoro. Tutto ciò non significherebbe meno politica tout cour, anzi, la passione politica dovrebbe essere indirizzata non alla ricerca del potere nè personale, nè del proprio partito, ma verso l'aiuto delle classi più deboli non attraverso il mero assistenzialismo, ma in un'ottica più liberale, aiutandoli ad aiutarsi.