Diversi Enti e Ministeri vari del nostro Paese dispongono di immobili dismessi ed inutilizzati, se lo Stato trovasse il modo di affidare a privati la ristrutturazione di questi complessi immobiliari, forse, si riuscirebbe, con le adeguate sinergie, a dare una spinta alla nostra economia disastrata.

Non si tratterebbe di un'impresa facile ma, proviamo a fare un esempio: esiste una caserma dismessa ed abbandonata in una località turistica sulle nostre splendide montagne. Lo Stato non la mette in vendita, ma indice una gara per un progetto di riqualificazione dell'area e degli immobili, potranno partecipare a questa gara solo le Società che dispongono, ad esempio, di certificazione antimafia, D.U.R.C.

(documento unico regolarità contributiva) ecc. e, chiaramente, di adeguata copertura finanziaria, non per l'acquisto dell proprietà, che non viene messa in vendita, ma per la realizzazione delle opere.

Una volta trovata la Società con il progetto più interessante (da una commissione opportunamente riunita dove non conta l'appartenenza ad uno schieramento politico bensì la riconosciuta capacità professionale) lo Stato, con la stessa, costituisce una nuova figura giuridica diventando di fatto socio nell'operazione immobiliare entrando in quota parte che sarà calcolata in percentuale sommando la valutazione fittizia data all'immobile dismesso (già stabilita precedentemente alla gara) e l'importo presunto dei lavori e dei costi che si andranno a sostenere (a carico dell Società che ha vinto la gara).

Questo consentirà alla Società aggiudicataria di non dover investire denaro nell'acquisto del terreno o dell'immobile da trasformare bensì "solo" nella realizzazione della nuova struttura.

Continuando nel nostro esempio ammettiamo che vengano quindi realizzati diversi appartamenti che, di conseguenza, dovranno poi essere venduti, il ricavato, tolti i costi, verrà quindi ripartito tra i due soci, lo Stato e la Società aggiudicataria in percentuale rispetto alle quote di ciascun socio, che cosa si potrebbe ottenere?

Lo Stato incasserebbe dei soldi che, lasciando gli immobili nello stato in cui si trovano, non avrebbe mai incassato. Le imprese, che adesso sono praticamente ferme, potrebbero riprendere la propria attività assumendo nuovo personale (forse non "un milione di posti di lavoro" però...) chiaramente sotto stretto controllo (altri introiti per lo Stato non dati dall'imposizione fiscale, bensì da contributi lavorativi).

I prezzi di vendita delle unità immobiliari potrebbero essere "calmierati" e, con mutui garantiti dallo Stato anche i lavoratori "atipici" potrebbero procedere all'acquisto, altri introiti per lo Stato. Parliamo poi dei settori collegati, impiantisti, produttori di materiale edile, ecc. avranno la necessità di nuovo personale e, quindi, il giro continua.

Forse i cervelli che ci governano potrebbero ragionare su questa idea che, anche se espressa in modo sicuramente non approfondito (del resto è solo un'idea) potrebbe costituire un buon punto di partenza.