È successo ancora una volta. Nella serata di domenica 8 giugno, tra le 21.30 e le 22.30 circa, WhatsApp ha smesso di funzionare di nuovo. Gli utenti provavano a inviare messaggi o immagini ai propri contatti, ma questi non venivano mai ricevuti. In un primo momento molti hanno pensato che si trattasse di disservizi di rete, tanto che nella serata i contact center dei vari gestori di telefonia sono stati inondati dalle chiamate di persone disperate che lamentavano il disservizio.

Quando è poi venuto a galla che il problema riguardava solo la nota applicazione di chat, su Twitter è diventato un trending topic l’hashtag #whatsappdown.

L'ironia dei social network sull'argomento ha scatenano la fantasia di tantissimi utenti. Si passa da chi la prende sul ridere dicendo che con il #whatsappdown ha finalmente riscoperto che significare parlare dal vivo con le persone, a chi molto più polemicamente fa notare come la massa insorga solo per questioni futili come il crash di una chat e non per problemi più seri. 

Il blocco raccontato è già il quarto nell'arco di pochi mesi: dopo quello del 22 febbraio, a tre giorni dall'acquisto di WhatsApp da parte di Facebook, sono seguiti i down del 2 aprile, del 25 maggio, e quello appunto dell’8 giugno.

Non sono state ancora rilasciate comunicazioni ufficiali a riguardo, ma adesso Zuckerberg e soci stanno davvero esagerando, e dovranno spiegare come sia possibile che WhatsApp abbia avuto più problemi in questi quattro mesi che nell'intero arco della propria esistenza.

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