Fonti autorevoli quali la Corte dei Conti e studi dell'Unione Europea ci dicono che in Italia l'evasione fiscale è altissima. Sembrerebbe intorno a 180 miliardi di euro l'anno.
Ci ripetono che le tasse sono alte perché non tutti pagano il dovuto.
Ed ecco riaprirsi la disputa tra poveri, dipendenti e piccoli imprenditori, commercianti ed artigiani che pur di non licenziare fidati collaboratori in carico da 30 anni preferiscono rinunciare ai loro "lauti" profitti. Nessuna incertezza, è assolutamente vero che i piccoli imprenditori guadagnano meno dei loro dipendenti.
La priorità è non chiudere. Ed ecco ricomparire la notizia sui soliti che non emettono scontrini né ricevute fiscali.
A chi certifica che l'evasione fiscale abbia raggiunto 180 miliardi annui, con sincera curiosità chiediamo: scusate, ma se arrivate a calcolare in modo preciso che sono 180 i miliardi di evasione (e non 23 o 200) allora sapete anche chi evade. E se sapete chi evade che problemi avete a recuperare una simile somma?
Per prassi consolidata, quando arrivano notizie sulla maglia nera dell'Italia per livello di evasione, arrivano anche manovre aggiuntive ed aumenti di imposte. Non sono mai notizie divulgate a caso quelle sul livello di evasione.
Diamo qualche numero sulle imposte che pagano, cioè che effettivamente fanno uscire dal conto corrente, i piccoli imprenditori ed i piccoli professionisti.
L'ISTAT pubblica sul web un interessante quadro d'insieme della realtà in cui viviamo e lavoriamo, che si intitola "Noi Italia, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo". Alla pagina 284 troviamo, per l'anno 2012, che la pressione fiscale in Italia è stata del 44,1 per cento. L'ISTAT spiega che questo 44,1 per cento è formato dal 30,2 per cento che paghiamo per imposte dirette (esempio IRPEF) più il 13,90 per cento per contributi sociali.
Osserviamo che la tassazione teorica del 44,1 per cento è altissima ma ciò che si paga è ancora di più.
Facciamo un esempio, sempre per IRPEF (Imposta sul reddito delle persone fisiche) e contributi previdenziali: un commerciante, un artigiano, un professionista, ha guadagnato "pulito" nel 2013 l'importo di euro 40 mila.
Non male, sono più di 3 mila euro al mese.
Scaricate dal sito dell'Agenzia delle Entrate il software gratuito ("UnicOnlinePF2014") per fare la dichiarazione dei redditi per l'anno 2013 e controllate quanto segue.
Se dichiari un reddito di € 40.000, a luglio 2014 devi pagare IRPEF per complessivi € 16.680 perché devi pagare anche l'acconto per i redditi che (forse) avrai nel 2014 (se non sarai fallito). Il prossimo novembre (2014) dovrai pagare anche il secondo acconto per l'anno 2014, pari ad € 6.714. Sembra che in Svizzera questa sia una barzelletta che fa ridere molti: in Italia si pagano le imposte prima di sapere come andranno le vendite. Gli Italiani non ci trovano molto da ridere.
Poi ci sono i contributi all'INPS per artigiani e commercianti di € 8.835 e per i professionisti si devono aggiungere i contributi alla cassa previdenza di appartenenza.
Riepilogando, su un reddito netto, "pulito da costi", di € 40.000 ti trovi a pagare effettivamente € 32.229 cioè più dell' 80 per cento di quello che dichiari. Ti rimangono meno di 8.000 euro per campare.
Sicuramente i calcoli teorici sulla pressione fiscale sono esatti ma quando devi pagare questi importi la pressione arteriosa sale a mille perché una volta compreso "il Paese in cui viviamo" (e lavoriamo) non ne siamo proprio felici.