Il grande manager, ovvero uno che fa affari con i soldi degli altri, scopre l'arcitalianità. L'Italia non è un paese di santi, navigatori, ecc. ma di gattopardi. Ricordando il ben noto detto del principe di Salina, alias Tomasi di Lampedusa: "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". Fantastica sintesi dell'inutilità delle rivoluzioni con le quali, pretendendo di cambiare tutto, si finisce per lasciare tutto come era.

Cosa che anche J.P.Sartre aveva ben illustrato nel suo "ingranaggio" del 1948, lo stesso anno in cui nasce il 1984 di Orwell, con il suo grande fratello, che ieri illuse tanti come Sartre e, oggi, ancora illude alcuni.

Come dire che, dopo le guerre e dopo le crisi più o meno grandi, si verificano quelli che adesso usiamo chiamare salti di paradigma, i quali spesso non sono altro, a livello culturale e politico, che il riconoscimento diffuso di alcune verità che erano già state avvertite e illustrate da alcuni intellettuali.

Ma il nostro grande cacciatore, da manager, non vuole certo uccidere i gattopardi, perché poi, alla fin fine, i gattopardi possono fare comodo a livello di impresa, lui si accontenta, come qualche altro cacciatore di gloria sfortunato, di smacchiarli i gattopardi piuttosto che i giaguari e, in buona sostanza, invita i governanti a fare seriamente delle riforme (passoperpasso). Per avviare finalmente quei cambiamenti che possano chiudere la stagione del '68 e che, archiviando definitivamente l'autunno caldo, dopo 25 anni dalla caduta del muro di Berlino possano far cadere anche da noi quell'invisibile, ma impenetrabile, soprattutto alla logica del tempo e al buon senso, muro ideologico che ancora divide gli italiani.

Il grande manager, dall'alto dei suoi trofei di caccia, individua chiaramente le roccaforti dell'ideologia conservatrice, da lui prima lusingate e poi assediate e sconfitte, di là e di qua dall'atlantico, ma soprattutto sottolinea che l'economia di mercato è la vera e unica economia sociale. Perché soltanto una stagione di libertà, che superi gli ideologismi, i corporativismi e i socialismi, può dare modo agli italiani di riprendere un percorso di crescita e di benessere, non soltanto materiale e, senza presunzioni di primato, di dignità, che il nostro paese da troppo tempo ha sminuito, se non proprio perso.

Una libertà che deve essere restituita al cittadino integra, recuperando tutti gli spazi di cui lo Stato, in una inarrestabile rincorsa verso la mitigazione della sua crisi, pressoché impossibile tra i diversi campanilismi e la supremazia europea, si è indebitamente appropriato o inutilmente intromesso, in un percorso che dallo stato sociale ci ha portato sempre più verso lo stato etico. E, come diceva un italiano diversamente arci (Alberto Sordi) a proposito della pornografia, così si può dire per l'etica: meglio fatta in casa.

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