Un semplice ispettore dell'UNESCO, che sta visitando Napoli in questi giorni, interpellato da un giornalista ha risposto che non poteva rilasciare interviste né rispondere a domande sullo svolgimento della sua ispezione, invece il Presidente della Corte Costituzionale rilascia oggi una ampia intervista su vari temi anche politici. È vero che l'attuale Presidente, dopo nove anni di onorato servizio, si accinge a lasciare l'alto consesso e il prestigioso incarico ma, essendo la quarta Autorità dello Stato italiano, il Presidente della massima magistratura italiana, a cui è affidata la delicata funzione costituzionale del sindacato sulle leggi, dovrebbe avvertire facilmente l'ineleganza di una critica ad un altro organo costituzionale.

Qualunque cittadino può ben dire oggi che il nostro Parlamento sta dando, in occasione della nomina di due nuovi giudici della Corte Costituzionale, uno "spettacolo" non bello da vedere, come del resto avviene di frequente, ma il Presidente di questa Corte non è un cittadino qualunque e, anche se, giustamente, nessuno può togliergli la libertà di pensiero e di espressione, dovrebbe astenersi dall'entrare in un dibattito politico, che non gli è proprio, almeno finché è in carica.

Del resto lo stesso Presidente della Repubblica, anche recentemente, ha rammentato l'opportunità che i giudici parlino attraverso le sentenze piuttosto che attraverso le gazzette. Inoltre, se il cittadino qualunque può manifestare un certo disgusto per questi cattivi esercizi di rappresentanza politica, il cittadino non qualunque dovrebbe sapere bene che, se una nomina è affidata al Parlamento, una certa dialettica politica è inevitabile, sebbene potrebbe essere, e vorremmo che fosse, più trasparente e legata ai requisiti delle persone da nominare.

Requisiti che, come si sa, erano presenti in quantità eccezionale nell'attuale Presidente che, peraltro, è stato nominato dal Presidente della Repubblica e sul quale il Parlamento non ha potuto attivare alcun tipo di "scorribanda politica" come quella che, a suo dire, si sta svolgendo in queste settimane, per due dei suoi successori.

Nella vita pubblica del nostro Paese, purtroppo, si è perso il senso dell'autorità, non soltanto intendendo Autorità in senso istituzionale ma anche come autorevolezza; il senso dell'istituzione incarnata in una persona che rispetta il proprio ruolo e quello delle altre Autorità - si potrebbe chiamare lealtà costituzionale - e che, quindi, si vede riconosciuta tale autorità.

Eppure sarebbe importante, a certi livelli di Autorità, non soltanto essere ma anche apparire tali. Inoltre, seguendo la lezione del Tommaso Moro di Eliot, bisognerebbe ricordare sempre che non importa come sia stata fatta una nomina, che sia comunque regolare, mentre importa come sia esercitata la funzione.

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