Una delle metafore più tristi di una crisi economica è quella del cavallo che non beve. Ed è l'immagine di un organismo accasciato che, in una visione socio-economica, si traduce in un ristagno generalizzato: gente che non spende, imprenditori che non investono, un mercato ridotto all'essenziale, quanto meno a livello interno. Perché tanti si muovono, vanno e vendono all'estero e hanno successo, per fortuna nostra e per merito loro danno un bel contributo al PIL ma, ovviamente, non possono fare tutto loro, anche se, con un minimo di aiuto o di non intralcio, potrebbero fare di più e far fare qualcos'altro anche agli altri che non sanno o non possono muoversi.

Si sono consumati litri di inchiostro sulle tasse che non scendono e sulle spese pubbliche che non si tagliano; si è detto e ridetto delle riforme necessarie: il mercato del lavoro, la giustizia, la scuola; si è studiato quanto e come si potrebbe vendere dei beni mobili e immobili dello Stato; si è almanaccato in vari modi sul debito pubblico; ma non si è trovata una soluzione di pronto impiego.

Ma una soluzione di pronto impiego e di altrettanto pronto effetto c'è, in teoria, ed è semplice come il classico uovo di Colombo. Quello che serve è soltanto determinazione. Come quando si sbatte l'uovo sul tavolo per farlo stare in piedi, senza preoccuparsi di romperlo. O come, in forma più drammatica, quando il lupo si stacca a morsi la zampa per liberarsi dalla tagliola.

Bisogna decidersi velocemente a fare come se fossimo in guerra.

Non c'è più tempo per i sottili distinguo. Occorre una sferzata che può venire soltanto dal ridare libertà: libertà di fare, lavorare, intraprendere. Non è possibile sentire, come è successo oggi, che un investitore straniero debba rinunciare ai sui programmi in Italia perché non riesce a ottenere tutti i permessi necessari. Ridiamo libertà di scelta ai cittadini di questo paese, rendiamo indietro i soldi investiti nella previdenza integrativa, trasferiamo il TFR in busta paga, riduciamo i contributi previdenziali delle aziende e dei lavoratori e sospendiamo le regole e i vincoli, non essenziali, che gravano sul nostro paese e la sua gente.

Semmai facciamo questo per un periodo di tempo - per ipotesi tre anni - durante il quale consentire al cavallo di correre un po', poi si vedranno i frutti di questa stagione di libertà e si potrà scegliere come tornare a regolare, poi si potrà decidere come recuperare quello che abbiamo perso, sospeso, rinviato. Ora dobbiamo cercare di ripartire ad ogni costo.

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