Tre notizie sono apparse sui giornali contemporaneamente negli ultimi giorni, strettamente collegate fra loro. La prima riguarda le ultime analisi del Censis, del quale il presidente Giuseppe De Rita ha appena nominato suo figlio Giorgio segretario generale per il triennio 2015-17, dopo aver deplorato l'abitudine delle raccomandazioni in Italia, l'utilizzo eccessivo dei decreti legge col voto di fiducia ed una politica fine a se stessa che tiene l'Italia intera in uno stato di sfiducia e timore per il futuro.

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La seconda notizia riguarda il declassamento dell'Italia da parte di Standard & Poor's a BBB-, appena sotto al livello spazzatura, del tutto coerente con le notizie sulla Mafia Capitale e con le reazioni di chi avrebbe dovuto vigilare su questi fenomeni. Se Roma non dichiara bancarotta e scioglie il comune sarà la prova di un coinvolgimento totale e senza ritorno nel malaffare. Perché? Perché non tutelano quei pochi, se ve ne sono, che si son tenuti alla larga dal sistema tangenti, cene e favoritismi?

I galli di Uderzo dicevano che S.P.Q.R.

vuol dire Sono Pazzi Questi Romani. Anche lo Stato della California dichiarò bancarotta. Perché Roma no? Grasso ha risposto che ci vuole ben altro. Che altro? Sparatorie in municipio? Se questo non dovesse accadere non solo la reputazione dell'intero Paese sarebbe definitivamente rovinata, ma i cittadini romani si troverebbero a dover pagare tutte le conseguenze di questa gestione scellerata, con ulteriori tasse utili solo a pagare agli interessi generati da debiti colossali.

Un azzeramento penalizzerebbe solo i numerosi responsabili del sistema corrotto a Roma e la cittadinanza potrebbe ripartire pagando per nuovi e più efficienti servizi, per il rinnovo di contratti di lavoro scaduti, per cominciare una gestione trasparente.

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Perché, dunque, no? Forse l'indecisione del prefetto Pecoraro sta nel fatto che lui stesso firmava certificati antimafia sapendo della loro inutilità, forse egli sta delegando la magistratura mettendo quindi in dubbio la sua stessa funzione? In questo caso sarebbe un'ovvia manovra d'attesa, per far calmare le acque e consentire agli abituali sistemi di ripristinarsi.

Anche le reazioni di Marino, l'attuale sindaco, testimoniano quale scarso senso di responsabilità animi queste figure istituzionali.

Egli è primo cittadino ed è dunque responsabile anche del solo fatto (difficilmente credibile) di non essersi accorto dei personaggi che si aggiravano per i suoi uffici. Da un punto di vista formale è un obbrobrio che lui rimanga attaccato alla poltrona parlando di qualche mela marcia. Il fatto che il governo sostenga queste indecisioni e la posizione di un sindaco che ha visto esplodere l'intero sistema amministrativo della propria città dichiarandosene estraneo la dice lunga sulle reali condizioni dell'intero sistema Italia.

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Non credano questi signori invischiati, attaccati con le unghie e i denti alle loro poltrone, che gli italiani non si siano accorti di questa politica fine a se stessa ed inutile al pubblico, che lucra su drammi e bisogni umani nel più osceno cinismo.