Ormai è trascorsa più di una settimana dall'avvenimento terroristico che ha scosso l'Europa dal suo interno. Si è già saputo pressoché tutto: nomi e cognomi dei terroristi, modalità esecutive e organizzative dell'atto. Addirittura, si è avuta la premurosa rivendicazione da parte di Al Qaeda che, con il solito scialbo videomessaggio, ha rivendicato l'attentato; giusto nel caso in cui gli "Allah Akbar" urlati dai killer durante le sparatorie non fossero stati recepiti.
Dopo tutto questo era ovvio aspettarsi una risposta da parte del giornale colpito, che prontamente si è avuta: Charlie Hebdo esce nella giornata di ieri (14 gennaio ndr) con una nuova vignetta sul profeta Maometto.
Parafrasi della vignetta: noi non indietreggiamo, satira era e satira sarà. Onore a loro. Ciò che invece è stato decisamente meno onorevole è il mercato che inevitabilmente si è creato intorno alle copie del Charlie Hebdo post attentato. A livello imprenditoriale e meramente commerciale, è risaputo come questi fatti facciano aumentare le tirature. La tattica è ben nota agli editori, i quali da sempre rispondono al decesso di un autore con un aumento del prezzo dei libri scritti dal medesimo. Leggi del mercato. Con questa logica la tiratura del settimanale satirico francese è passata dalle abituali 45.000 copie all'impressionante quantità di 3 milioni di copie cartacee, con traduzioni in ben 16 lingue.
Tante iniziative
L'interesse generato dalla vicenda non poteva non attirare diverse iniziative le quali, in maniera più o meno imprenditoriale e con diversi livelli di organizzazione, andavano a lucrare sulle copie del settimanale francese. Il primo a sfruttare la situazione è senza dubbio il Fatto Quotidiano che, con un'azzeccata iniziativa imprenditoriale, va a distribuire la copia di Charlie Hebdo in allegato al proprio giornale; o forse il FQ era l'allegato di Charlie Hebdo. Questione di percezioni. Fatto sta che le centinaia di migliaia di copie del settimanale Made in Paris sono andate esaurite in meno di una mattinata.
Più sconcertante è il mercato che si è creato sui circuiti di vendita c2c (consumer to consumer).
Su ebay, che rappresenta senza dubbio il mercato virtuale più famoso e utilizzato, l'edizione numero 1.178 di Charlie Hebdo ha raggiunto valori più indicati a titoli di borsa piuttosto che a una copia di un settimanale. I venditori partono da richieste di qualche decina di euro, per arrivare a picchi di 1.000 euro per alcune copie ancora sigillate e intonse. Molti utenti creativi hanno messo a disposizione del pubblico anche t-shirt, penne, tazze e calamite da frigo "customizzate" con la scritta "Je suis Charlie".
Ora, per quanto le manifestazioni d'affetto per il settimanale, per Parigi e per la Francia intera possano aver fatto piacere, sarebbe un vero peccato sporcare i sentimenti di unione e amicizia generati nei confronti dei transalpini con il mefitico odore di sospetto che qualcosa possa essere stato fatto per interesse economico. La vicinanza ai francese è bella, ma avrebbe maggior valore se accoppiata con una certa lontananza dai salvadanai.