Repetita iuvant dicevano i latini, e di motti ne sapevano più di tutti: meglio affidarci ai nostri avi, allora, piuttosto che a filosofi, santoni, illuminati, geni, medium, sensitivi, intellettuali che "intelleggono" senza usare l'intelletto. Sappiamo tutti, ormai, senza alcun dubbio e illusione alcuna, che l'Italia fallirà per la burocrazia. Termine che, purtroppo, rientra in ogni campo della nostra vita: giuridico, sanitario, scolastico, politico.

I processi decadono e vittime e colpevoli si confondono i destini, così che finisce in prigione la vittima, o il meno peggio; i malati devono aspettare anni per ricevere organi sani e iniziare terapie costosissime, quando non capita che, una volta che l'organo di ricambio è arrivato, viene dato in omaggio anche il bisturi del medico che ha operato...

Gli studenti che vogliono iscriversi all'università, più per obbligo verso il proprio futuro che per un reale bisogno, devono superare ostacoli quasi insormontabili per avere notizia della posizione in qualunque graduatoria, se non incappare in errori quasi sempre causati dall'inefficienza dell'organizzazione amministrativa e didattica (oberata dal lavoro e oggi in difficoltà con la tecnologia, piuttosto di essere a proprio agio, senza considerare la quasi folle richiesta di crediti e punti in materie ignote allo sventurato).

Infine, già che siamo in attesa di un nuovo Presidente della Repubblica, è il caso di sottolineare la lentezza dell'iter legislativo, sia per quanto riguarda l'Olimpo romano sia le realtà più piccole di comuni e province (tra l'altro, che fine hanno fatto?).

Tutto sembra complicato quando, nella realtà, non lo sarebbe né lo dovrebbe essere. Bisogna aver tempo per decidere al meglio, ma che almeno lo decidano le persone giuste e lo facciano bene!

Dal momento che l'etimologia stessa della parola è eloquente (letteralmente, vuol dire potere dell'ufficio, secondo il suo coniatore, l'economista francese Vincent de Gournay), dovrebbe essere sinonimo di capillarità, velocità, efficienza. Invece no, perché troppi sono i passaggi richiesti, troppe le persone che devono esprimere un giudizio in virtù del proprio ruolo, e troppo bello è essere allettati dal potere.

In Italia, questo problema è profondamente legato ad un altro suo pari, quello della corruzione. Soldi, favori, posti vuoti e poltrone di velluto rosso. Perché non si può lavorare per lo Stato, con lo Stato, nello Stato, come sarebbe dovere? Si risponde con una domanda: perché spendere tutto il giorno per degli sconosciuti, quando si può guadagnare molto di più facendosi gli affari propri?

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