Sabato si è conclusa la 65esima edizione del festival di Sanremo. Questa edizione 2015 ha visto Carlo Conti in veste di presentatore e direttore artistico. Il maestro, come lo hanno più volte chiamato i colleghi sul palco dell'Ariston, ci ha confezionato un prodotto che probabilmente non dimenticheremo facilmente, e non in senso positivo. E dire che l'inizio non era male, con la scelta di evitare i finti suicidi (vedi le edizioni di Fazio e Baudo).

Se la premessa non era male, la conclusione è stata però terribile: le canzoni erano davvero brutte.

Un orecchio musicale attento avrà notato facilmente che gli accordi di quasi tutti i brani big in gara erano stati creati in 2 minuti ed appiccicati a testi approssimativi di una banalità disarmante. Si salvano probabilmente soltanto Grignani e Britti, i quali hanno invece proposto due brani meno scontati del resto dello scenario, ma erano come due predicatori nel deserto. Insomma, ci hanno provato. Alla fine, consentiteci di dirlo, ha vinto la canzone peggiore. Grande Amore de Il Volo è una canzone scritta a tavolino per il fortunato trio. Una canzone tutta incentrata sulla loro estensione vocale, ma la musica ed il testo fanno a pugni. Le parole sono di una banalità che un bambino di 5 anni avrebbe potuto fare di meglio, mentre la musica sembra la trascrizione su pentagramma di una dichiarazione di guerra.

Purtroppo, molti autori fingono di non sapere che le melodie ed i passaggi armonici esprimono immagini ed evocano sensazioni al pari delle parole, e testo e musica devono essere scritti insieme con coerenza, non incollati successivamente. Ad ogni modo, il problema di questo festival tutto sommato non è stato soltanto questo. In fondo, sappiamo che dal festival di Sanremo non ci si può aspettare chissà quale qualità musicale, fatte salve alcune rare eccezioni del lontano passato. Ciò che è stato scandaloso è il pasticcio della classifica finale. Alla nona posizione Nek, il pubblico protesta e la regia decide di inventarsi un guasto nella schermata. La classifica viene riletta e come per magia al nono ora c'è Nina Zilli.

Nek finisce secondo dopo aver fatto incetta di premi della critica (i giornalisti e l'orchestra). L'altro scandalo è che le quote dei bookmaker ci avevano avvertito da settimane che avrebbe vinto Il Volo. Ora c'è da chiedersi come mai fossero così sicuri della loro vittoria settimane prima dell'inizio di Sanremo. La sensazione, sempre più tangibile, è che ormai le case discografiche stiano facendo alla musica quello che le banche hanno fatto della scena politica. Ormai tutto è economia, di spazio per l'arte ce n'è poco, così come manca l'ideologia nel sociale. Cosa si salva di questo Sanremo? Forse i giovani, i due finalisti Caccamo e i Kutzo hanno proposto della buona musica, il primo ha vinto con un brano che a tratti ha proposto passaggi armonici degni del Raf più ispirato (non quello di oggi), anche se è sembrato troppo vicino ad un filone commerciale stile Marco Mengoni.

I secondi invece, gruppo rock demenziale, hanno proposto un brano sicuramente innovativo per i canoni di Sanremo. L'impressione però è che per proporre qualcosa di nuovo al festival bisogna fare i pagliacci. In sintesi, la pagliacciata ci è stata servita ad hoc, e l'Italia è tutta contenta. In attesa della prossima farsa, ci torna alla memoria l'ultimo concerto dei Sex Pistols, con il grande Johnny Rotten che in quell'occasione chiuse la performance dicendo al pubblico: "avete mai avuto la sensazione di essere stati presi in giro?".