Il centravanti, nel Milan di oggi, non sembra più essere ruolo gradito. Tutto parte in un pomeriggio di fine agosto: Il Milan sta organizzando la nuova stagione, qualche innesto è già arrivato, il nuovo mister Inzaghi gode di ottima fiducia da parte di società e tifosi e tutto sembra procedere tra le più rosee aspettative. Fino alla mattina in cui, Mario Balotelli comunica ai giornalisti fuori dai cancelli di Milanello la sua cessione al Liverpool.

Il Milan si ritrova così a 8 giorni dall'Inizio della nuova stagione senza il centravanti titolare e con unico centravanti puro in rosa, il solo Giampaolo Pazzini, attaccante di tutto rispetto ma incognita in vista del futuro data l'età, il rientro da un duro infortunio al ginocchio ed il contratto in scadenza. Ovviamente, anche su richiesta della piazza, il Milan non può non intervenire sul mercato.

Ma questa volta la spesa è pari a 0, Josè Mourinho da Londra decide di "regalare" il cartellino di Fernando Torres, puntando tutto su Didier Drogba. La piazza rossonera è entusiasta del nome del 'Nino', oggetto del desiderio da anni da parte della tifoseria. Pochi si soffermano sull'aspetto economico dell'operazione, il Milan compra una prima punta, ma dimostra di non crederci moltissimo nell'investimento in quel ruolo, difatti compra Torres senza spendere per il cartellino.

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Inzaghi, ribadisce ogni settimana la fiducia nei confronti dello spagnolo, che si sblocca subito proprio contro l'Empoli, stessa squadra contro cui pochi mesi dopo farà il primo gol in rossonero Mattia Destro. Da lì in poi, per lo spagnolo iniziano svariati problemi, giustificati da Adriano Galliani con un problema alla caviglia del giocatore non ancora ben risolti. La realtà dei fatti corrisponde ad un Inzaghi che preferisce puntare su Menez 'falso nueve' e in rare occasioni gli preferisce persino Pazzini. Questo però non può accadere in una gara come il Derby, dove il pubblico chiede a gran voce la presenza in campo dello spagnolo, Inzaghi accontenta sia il suo attaccante che la piazza, ma questa volta Torres gioca male e la colpa è solo da attribuirsi a lui, il suo derby e la sua avventura italiana terminano con l'ennesima sostituzione.

Seguiranno poi poche comparse televisive da calciatore del Milan per lo spagnolo, fino alle festività natalizie che lo vedono riaccasarsi in Spagna nello scambio che porta in rossonero Alessio Cerci.



Da Torres a Destro, ma la storia sembra ripetersi



Il Milan, che fino ad allora era andato avanti praticamente senza il centravanti classico, torna sul mercato. Anche questa volta l'investimento iniziale è 0, l'arrivo però fa ben più rumore di quest'estate, si tratta di Mattia Destro, c'è una succulenta promessa di riscatto fissata a 16 milioni e l'entusiasmo in Stazione Centrale all'arrivo dell'attaccante è di quelli che non si sentono dal giorno dell'arrivo di Ibra.

Destro è giovane, ha una media gol invidiabile ed è pronto a giocare subito. Come con Torres, Inzaghi gli da subito fiducia, ma il neo rossonero prende un giallo ed essendo in diffida deve subito saltare la gara contro gli acerrimi rivali della Juventus. Fino a che, è tempo di un nuovo esordio, San Siro lo acclama a gran voce e Destro risponde segnando all'Empoli. Nelle partite successive però qualcosa inizia a venir meno, l'attaccante viene sostituito per ben due volte al 65'esimo minuto, riceve pochi palloni giocabili e quei pochi che riceve non riesce a trasformarli in rete.

Quello che suona strano è come per la prima volta al Milan, il centravanti faccia fatica ad essere l'uomo più importante della squadra, e questo accade nell'anno in cui allena uno dei centravanti storici della squadra rossonera. Destro e Torres hanno finora avuto un percorso sicuramente molto simile, ma il loro futuro sarà uguale? Le colpe potrebbero tuttavia non essere solo della prima punta in se, ma del gioco di squadra che viene a mancare negli ultimi periodi alla squadra di Inzaghi.

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