La tesi revisionista che parla di complotto massonico sabaudo-franco-inglese, di un Garibaldi brigante-saccheggiatore a capo di 1088 tagliagole, di un Regno delle Due Sicilie ricco e potente non regge, in quanto, non solo i revisionisti mancano di fonti storiche a loro sostegno, ma, al contrario, la corposa documentazione storiografica-risorgimentale studiata da storici italiani e stranieri, consente di smontare con estrema facilità la loro anti-storia. E replicare alle loro osservazioni: ma come poteva Garibaldi evitare l'Armata di mare? Perché non ci fu dichiarazione di guerra?

Perché i generali borbonici abbandonarono la Sicilia? E l'alleanza con la camorra fu davvero l'inizio del potere camorristico? Perché Garibaldi vinse sul Volturno pur essendo in inferiorità numerica?

La storiografia

Garibaldi combatté sempre in prima linea con le sue camice rosse e non si arricchì mai nelle sue campagne militari perché condusse sempre vita modesta. I 1088, che inizialmente partirono con lui, è ampiamente documentato che erano suddivisi in intellettuali, professionisti, artigiani, commercianti e qualche operaio. Quella dei "delinquenti" è una bufala. La dichiarazione di guerra non ci fu perché Garibaldi partì di sua iniziativa, ostacolato inizialmente da Cavour, che temeva un intervento a difesa dei Borbone da parte dell'Austria (la cui regina Sissi era sorella della regina Maria Sofia di Napoli), al punto da chiedere a Vittorio E.

II l'arresto del Generale, ma senza successo. Alla fine Cavour non insistette perché, convinto che l'operazione sarebbe fallita, un tale risultato gli toglieva di torno un protagonista scomodo perché difficile da gestire.

Lo stesso Garibaldi esitò nel partire per l'impresa, in quanto non voleva fare la fine di Pisacane. Ma poi fu convinto a realizzare il progetto dai patrioti meridionali capeggiati da Francesco Crispi. In effetti la situazione si dimostrava favorevole al successo. Un grosso vantaggio a favore dei garibaldini fu che il Regno delle due Sicilie non era pacifico, ma aveva al suo interno forti agitazioni liberali e nelle campagne, attanagliate dalla miseria, cresceva una tensione sociale che sarebbe esplosa successivamente come brigantaggio nel nuovo regno d'Italia.

Nel regno Borbonico c'era una classe intellettuale illuministica-liberale che era presente sia in politica che tra gli ufficiali di Esercito e Marina, che guardavano con favore alla nuova Italia che si formava nel Nord sotto i Savoia. Non dimentichiamo che il concetto di unità nazionale nacque proprio tra gli intellettuali della Repubblica Partenopea del 1799, che invece i Borbone avevano eliminato fisicamente e che le nuove generazioni liberali non avevano perdonato.

Negli anni successivi vi erano state diverse ribellioni che erano state soffocate nel sangue dai Borbone: la rivoluzione indipendentista siciliana e i moti napoletani del 1820, i moti del Cilento nel 1828 e 1848, i moti di Penne nel 1837, la rivoluzione calabrese del 1847, le rivoluzioni indipendentista siciliana e quella calabrese del 1848, il movimento costituzionale napoletano del 1848, la spedizione dei fratelli Bandiera nel 1844 e quella di Pisacane nel 1857.

Alla fine Garibaldi si decise: rivolta in atto della Gancia in Sicilia con fucilazioni borboniche e, terminate la raccolta delle  donazioni per comprare armi e cartucce per i garibaldini, dette il via libera alla partenza da Quarto, che avvenne senza la necessaria segretezza nei confronti dei borbonici.