Ancora stereotipi sessisti. Ancora una volta il corpo femminile diventa strumento per vendere un prodotto e quel che è peggio è che venga addirittura equiparato a un bene di consumo. Un uomo in abito sta vestendo e rivestendo alcuni "manichini viventi", modelle che tra un cambio e l'altro rimangono completamente nude. Accanto a loro c'è un altro uomo che sta mostrando come abbinare i paralumi della lampada agli abiti di ciascuna modella. Ad ogni tipologia di lampada corrisponde una modella diversa.

La manifestazione, messa in atto da uno stand della Flos illuminazione, ospitato dal Salone del Mobile di Milano la scorsa settimana, è stata ripresa da un'ospite e postata sul gruppo Facebook "La pubblicità sessista offende tutti", che da anni si impegna nella lotta contro la pubblicità sessista.

La donna ha dichiarato che: "Non si tratta un evento privato; chiunque vada al Salone del Mobile di Milano, dal 14 al 19 aprile, lo può vedere continuamente riproposto".

Annamaria Arlotta, fondatrice del gruppo "La pubblicità sessista offende tutti" ha condiviso la stessa indignazione e ha scritto all'azienda per manifestare il suo dissenso. La ditta ha puntualmente risposto sottolineando che: "Gli attori del filmato mettono in scena la scelta di un abito da parte di una donna eterea, scultorea, aiutata dal suo maggiordomo nell'atto di 'vestizione'. Parallelamente si è voluto indicare che questa lampada, dal corpo nudo ed immaterico, può essere 'vestita' con paralumi diversi che rispecchiano il proprio gusto. Nessun intento offensivo o sessista di alcun tipo è mai stato concepito dall'autore del filmato o tantomeno da Flos.

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È in realtà curioso che tra i commenti ricevuti, molti manifestino addirittura un'interpretazione opposta alla sua, ovvero che si volesse rappresentare l'uomo al servizio della donna. Ci dispiace quindi che la sua interpretazione personale le abbia causato disagio."

Diversi gli interventi per fermare l'utilizzo degli stereotipi di genere nei mezzi di comunicazione. In particolare, nell'ultimo periodo, alcuni comuni italiani hanno dichiarato guerra alle pubblicità sessiste. L'esempio più significativo è stato attuato dal sindaco di Roma, Ignazio Marino. Dopo aver partecipato alla cerimonia di consegna del 'Premio Immagini Amiche', promosso dall'Unione donne in Italia, farà presto entrare in vigore un piano regolatore degli impianti pubblicitari, che contiene tra le altre cose il divieto preventivo di affiggere cartelloni con contenuti che incitano alla discriminazione delle donne o alla violenza.

Si tratta di una delibera che risale alla scorsa estate ma che presto diventerà operativa.

In realtà, provvedimenti simili andrebbero estesi anche alle fiere, poiché la tendenza ad utilizzare stereotipi di genere che associano il corpo femminile ad un orpello è molto in voga, soprattutto nei saloni automobilistici. Certo, sarebbe auspicabile avviare anche una campagna di sensibilizzazione rivolta ad aziende, agenzie pubblicitarie, donne e a tutta l'opinione pubblica. Perché non iniziare già dalle scuole?

Non è da ignorare il potere che pubblicità e manifestazioni così importanti hanno nel formare opinioni e influenzare il comportamento del destinatario, anche se molto spesso quello che vediamo sui media è frutto di opinioni già radicate nella società. Non è un caso se, accanto alle reazioni di sdegno, sono ancora troppi quelli che pensano sia normale usare il corpo femminile per vendere un silicone o per presentare il funzionamento di una lampada in esposizione.