Divampa lo scontro fra Governo e insegnantialla vigilia di un nuovo anno scolastico

C’è crisi nel mondo dellaScuola, c'è dissenso ed incomprensione. Da una parte unGovernopreoccupato di “normalizzare” e “aziendalizzare” un sistema che per sua natura è evoluzione continua di pensiero e umanità, dall’altra gli insegnanti, un vulcano in attività che rigurgita continuamente innovazione educativa, passione per la vita e amore per laculturae l’insegnamento.

Non è un buon momento per laScuola italiana: ai docenti che chiedono l’apertura di un tavolo di discussione e confronto sull’educativo, si contrappone un Governo chiuso e sordo ai bisogni di chi la scuola la fa ogni giorno.Tutti concordano però, che una riforma era ed è indispensabile.

Ma quale riforma? Questo è il punto.

L’idea di scuola tradizionale come il luogo in cui il giovane incontra i “saperi” è superata da una realtà che invece lo vede incastonato all’interno di un sistema complesso fatto di diverseagenzieeducative e formative.La Scuola non può limitarsi a erogare i cosiddetti “saperi disciplinari”, ma deve estendere il suo raggio d’azione anche a quei saperi definiti “esistenziali”: la Scuola, infatti, è un luogo di incontro tra persone, è uno spazio di relazione, è la Storia delle Storie individuali, è il luogo delle convivenze fra culture ed esistenze diverse.

Data la centralità della persona-studente, la conoscenza settoriale diventa così strumentale al suo sviluppo e allesue facoltà cognitive, emotive e motivazionali.Per raggiungere il successo formativo,la scuola deve diventare sempre più un luogo dibenessere, la vera alternativa alla strada, in cui il ragazzo tesse relazioni positive con i pari e con il mondo degli adulti.

La Scuola è un patrimonio irrinunciabile della società e lo è proprio perché multiculturale: essa è fatta da insegnanti tutti diversi, che sanno, da anni, reinterpretare conoscenze e professionalità, integrandole esomministrandole quasi con metodo “omeopatico” in base alle caratteristiche e bisogni del singolo studente.Per questopotrebbe essereriduttivo parlare esclusivamente di “scuola delle competenze”, così come accade ultimamente. Puntare solo alle competenze potrebbe indurre a credere che la Scuolasia subalterna all’economia e al lavoro. Non è così! La scuola per sua natura è e deve restare un luogo di crescita e di educazione al "bello", un sistema al servizio della vita.Grazie al lavoro incredibile degliinsegnanti, infatti, lo studente si pone continuamente interrogativi di senso che lo accompagnanoall’incontro con il “vero sé”, che viene prima di quello con il mercato del lavoro.

In un contesto simile è evidente che la professione del docente diventa qualcosa di veramente complesso e affascinante.In una società in cui i ragazzi diventano sempre più fragili, ammalati di esibizionismo e solitudine, viziati da genitori sempre più alla ricerca della propria dimensione, l’obiettivo di un Consiglio di Classe è di non perdere neanche uno studente. Ecco perchéla classica lezione frontale fatta a chi comprende, a chi fa finta e a chi purtroppofa fatica a imparare, non basta più. L’insegnante deve arricchire con creatività e passione la propria professionalità, ricorrendo a quelle nuove metodologie didattiche capaci di rendere semplici e interessanti i contenuti somministrati durante le ore di lezione.

Ci vuolespirito d’iniziativa. Il docente è untalent scoutche scopreogni giornoi talenti dei suoi allievi e perché no, anche i propri.Appare evidente dunque, che la riforma scolastica appena approvata può non essere adeguata alle sfide educative a cui è chiamata la Scuola italiana, se vogliamo ancora continuare a chiamarla così. Se poi la Scuola, come già accade per la Sanità con le ASL, è destinata a diventare una "AIL" cioè "Azienda d’Istruzione Locale", allora la riformaRenzi-Giannini potrebbe avere un senso.