“Non lo faccio per i soldi. Ne ho già abbastanza, più di quelli che mi potrebbero mai servire”. Eccola, la frase magica che sta alla base dell'innamoramento (politico) sempre più diffuso degli elettori americani per Donald Trump. Lui non è un politico, ma un imprenditore. Lui è uno che è stato capace di far funzionare grandi aziende e fare soldi a palate. Lui è uno che le cose le sa far funzionare. Lui è uno con i soldi, non ha bisogno di fare politica per averne.

Lui è Donald Trump

Super miliardario, immobiliarista, imprenditore di successo mondiale, ex proprietario di una squadra di football americano, personaggio televisivo, provocatore.

Ha un patrimonio che sfiora i 10 miliardi di dollari ed ha sempre la battuta pronta. "L’unica differenza tra me e gli altri candidati è che io sono più onesto e le mie donne sono più belle”. Gli basta una frase per emergere nell'affollato gruppo dei diciassette (lui più altri sedici) aspiranti candidati repubblicani alla corsa alla Casa Bianca. Dal punto di vista della comunicazione e della - chiamiamola così - presenza scenica, la questione è molto semplice: Donald Trump non ha rivali.

Il problema potrebbe emergere quando si inizia a parlare di contenuti e di rappresentatività nei confronti della comunità internazionale. Gli USA si troverebbero a essere rappresentati da un uomo molto sopra le righe, che non ha precedenti nella storia americana.

Può venire in mente un confronto con Ronald Reagan, ex attore, ma si tratterebbe di un paragone improprio, perché l'esperienza politica di Reagan non era affatto trascurabile, quando entrò alla Casa Bianca.

L'importanza dell'esperienza politica

Trump, invece, può vantare un'esperienza pluridecennale nell'amministrazione di società, ma la cosa pubblica e la politica sono un'altra cosa.

Per quanto ovvio sia dirlo, bisogna ricordare che ordinare qualcosa dal vertice della propria azienda non è come comandare in politica, per la facile ragione che comandare, in una repubblica, seppure presidenzialista come quella USA, non è attività contemplata. In politica bisogna discutere, convincere, ottenere. Non si può ordinare.

Il rischio principale di avere Donald Trump alla presidenza USAsarebbe proprio questo: mettere sullo scranno più alto della politica mondiale un uomo che la politica non l'ha mai conosciuta dall'interno. La decisione spetta al popolo repubblicano d'America, in questo momento, cioè fra cinque mesi, quando dovrà scegliere il suo candidato alla presidenza. Se Trump dovesse farcela, saranno gli americani tutti a decidere. Per ora, i due partiti USA sembrano non preoccuparsi troppo di Donald Trump, ma farebbero bene a tenere in seria considerazione il potenziale dell'antipolitica, già espressosi,e in modo assai chiaro, invece, nel Vecchio Continente.

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