Un detto dice che "chi non ha niente da dire fa bene a tacere" ed è quello che direi alla barista testimone dell'incidente mortale successo il 16 ottobre a Milano, e a "Il Giornale" che ha riportato questa intervista senza conoscere i tempi di soccorso urbano ed extraurbano indicati nelle "Linee Guida".

L'incidente

La metropoli di Milano non è nuova agli incidenti stradalie quello in questione si è verificato il 16 ottobre alle 17:45.

Ha coinvolto un'auto con a bordo una donna e una bambina ed una motocicletta guidata da un uomo di 50 anni che purtroppo non è sopravvissuto allo schianto. L'auto stava svoltando a sinistra e, secondo il Codice Stradale, avrebbe dovuto dare la precedenza alla moto che arrivava, anche se a giudicare dall'entità dei danni procedeva avelocitàelevata. A quel punto c'è stato il violento scontro che, secondo un testimone, ha fatto volare il conducente della motocicletta sul parabrezza dell'auto.

Lo "sproloquio" della barista

"Molti sono accorsi subito" racconta la barista del locale che fa angolo tra via Tartini e via Baldinucci "Ma sembrava che non volessero fare nulla. Qualcuno ha sentito il polsodella vittima e afferma che batteva ancora". Poi l'accusa ai mezzi di soccorso "Ci hanno messo 20 minuti ad arrivare, un tempo troppo lungo e l'attesa per l'uomo è stata fatale".Non intendo contestare la descrizione oggettiva dei fatti, ma il suo puntare il dito contro l'ambulanza, soprattutto considerato che non è né una rappresentante delle Forze dell'Ordine, né un medico o un'infermiera.

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Cronaca Nera

Le consiglio quindi di esplorare il "voto del silenzio", in fondo chi è lei per giudicare, il suo lavoro è "fare il caffè", accusare non è sicuramente di sua competenza, si limitasse a fare ciò che conosce.

La colpa è anche de "Il Giornale"

Non è mia abitudine contestare il lavoro di altre testate giornalistiche che saltuariamente si occupano di soccorso, spesso associato a incidenti di vario genere, ma trovo assolutamente inammissibile dare la colpa della tragica morte di un uomo al fatto che l'ambulanza ci abbia messo 20 minuti per recarsi sul luogo dell'incidente.

Non è accettabile sia per il modo in cui la questione è stata posta sia per la mancanza di rispettonei confronti della famiglia della vittima e di tutti isoccorritori e gli infermieri che ogni giorno corrono su e giù a bordo delle ambulanze per salvare le nostre vite.Particolare attenzione va data anche alle parole di un testimone arrivato nell'immediato che ha detto "Dopo l'urto l'uomo deve essere volato sul parabrezza della macchina rompendosi l'osso del collo" cosa che scagionerebbe a priori i soccorritori.

In conclusione

Il pezzo in questione rovina l'immagine del sistema di soccorso che, come tutti sappiamo, è composto da volontari e professionisti che lo fanno per passione, spesso a scapito della propria vita privata. Puntare il dito contro i soccorsi in ogni occasione solo perché si cerca "un capro espiatorio" non fa altro che alimentare ignoranza, violenza e rancore contro coloro che invece dovrebbero essere considerati eroi.

Quindi prima di lanciare accuse con tanta leggerezza sarebbe opportuno verificare i fatti.

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