Lo smottamento della democrazia italiana è ormai evidente a tutti.Tre presidenti del consiglio noneletti, il parlamento menomato da un giudizio di incostituzionalità, dalla presenza di inquisiti e mediocri faccendieri, il governo ripiegato supinamente sul premier non eletto, un presidente della repubblica praticamentemuto che è succeduto all'altro fin troppo invadente.L'agonia dell'ancor giovane democrazia italiana non potrebbe essere più didascalica.

L'attacco alla Costituzione, culminato con la lunga stagione delle stragi e il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro,hadecapitato il partito italiano, dell'indipendenza geopolitico-strategica.Dopo decennidi attacchi continui, sistematici, incessanti, il Paese è svuotato della sua sostanza democratica, della sua autonomia politico-monetaria, del suo potenziale industriale, della sua stessa linfa vitale.

Facile preda di influenze straniere (con i relativi addentellati interni) il cui unico limite è di limitarsi a vicenda.

Il piano è chiaro. Ridurre l'Italia a vacca da mungere, e gli italiani a passivi consumatori di merci e valori altrui.Un grave limite della nostra classe dirigenteè non aver visto che la democrazia non è un orpello o peggio un ostacolo; ma la sostanza stessa dello sviluppo di un Paese, l'arena in cui si confrontano e si creano le soluzioni migliori.Senza democrazia non c'è sviluppo.

Non c'è neanche indipendenza.Ed è precisamente questo l'obiettivo finale.

Persino la Scuola pubblica è sotto attacco, nonostante il suo limitato potere offensivo, di costruzione di spirito critico libero.Perché la democrazia senza formazione al libero pensiero è un guscio vuoto. Ridurla a democrazia televisiva è stato il primo passo.Il passo successivo, rendere i cittadini, da protagonisti costituzionali, spettatori.Ma se essi sono spettatori, a cosa servono le istituzioni e le stesse elezioni?A nulla.

Simulacri da abbattere e sostituire con un leaderismo televisivo, dietro cuisopravvivonole cerchie partitocratiche e clientelari di sempre.

E se vengono meno democrazia, istituzioni, ruoli, elezioni, la stessa indipendenza nazionale - cosa resta?Il solito "magna magna". Ora illimitato, senza freni, senza limiti. La volgarità fatta sistema.L'agonia romana dei voltagabbana di vari partiti ed entità.

Lo scambio spudorato di favori tra maggioranza e finta opposizione.Ma la periferia non sta meglio.Il crollo di Berlusconi ha messo a nudo la piena insipienza di un ceto politico che è stato di "centrodestra" fino a che qualcuno gli ha pagato il conto.

La triste realtà è che ormai non c'è né centrodestra né centrosinistra ma solo centrotavola.In Puglia, dove ci si era illusi stesse nascendo intorno a Emiliano una sorta di alternativa più solida e credibile a Renzi, lo smottamento non è inferiore.Persino l'ex rivale Schittulli è andato a rifugiarsi sotto le gonne del governatore. L'episodio di Bisceglie, nella sua mostruosità, mostra che ormai il trasformismo non è più un male italiano, ma la normalità se non addirittura la prescrizione medica per chi vuole sedersi alla mangiatoia.

La democrazia italiana si è fermata a Bisceglie. È da lì che bisognerà farla ripartire. Ricostruendo l'Italia, il che vuol dire ricostruire la sua democrazia, perché un Paese senza democrazia è solo un'espressione geografica.Nel dopoguerra avevamo una classe dirigente degna, pur con tutti i suoi limiti - con uomini spesso di primissimo ordine che avevano ben chiaro l'interesse nazionale di un paese sconfitto che doveva e voleva risorgere.

Ora, sventrata la democrazia, svuotato il sistema industriale, svenduta la sovranità, il Paese è senza prospettive, preda di una continua invasione di cavallette, corrotte, voraci, senza scrupoli e senza limiti, che mangiano e sanno solo mangiare fino alla carne viva della nazione, alla sua stessa identità, alla sua stessa capacità di avere un futuro.Fatta a pezzi la classe dirigente, è rimasta la classe digerente.

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