La Francia è scesa in place de lItalieoggi per protestare contro l’approvazione della legge El Kohmri, il discusissimo "Jobs Act" francese.I trasporti pubblici e Air France in piazza tra i cittadini francesi per protestare contro una riforma sul lavoro che si fonda su principi antidemocratici e neoliberalisti, sintesi di un progetto europeo e quindi anche francese di capitalismo spietato, contro i diritti dei lavoratori, a favore dei licenziamenti e a scapito delle garanzie cui i lavoratori francesi (con ragione) sono abituati.

Bernard Leon, del Club di Mediapart, ha scritto oggi sul suo blog: “Il progetto di legge El Khomri dev’essere visto da una prospettiva più ampia per capire che rivela un capitalismo adulterato da un neoliberalismo spietato”.

Intendendo "neoliberalismo" non nell'accezione storica del termine, ma in quella moderna, ovvero, una politica di mercato libero in teoria ma oligopolistico secondo molti.

Leon mette sulla bilancia il rispetto dei diritti sociali ed economici dei cittadini, contro l’impero di norme giudicate antidemocratiche, risultato di un mercato non più regolato da regole sociali o secondo principi morali, ma da logiche di concorrenza all’interno di un quadro monetario europeo che dev’essere stabile a tutti i costi, garantito da istanze indipendenti dalle politiche nazionali.

Bernard Thibault, sempre su Mediapart, dice qualcosa di ancora più specifico: “Se l’Unione Europea garantisse diritti e democrazia, non avremmo nulla da protestare”.

I diritti del lavoratore

In altri paesi, in Italia, per fare un esempio, diminuire le retribuzioni delle ore extra o diminuire il preavviso di licenziamento che un datore di lavoro può dare ai suoi dipendenti, può sembrare una cosa normale, da accettare con la passività e con la rassegnazione di quei popoli abituati ad essere sfruttati, quei popoli che nel sangue conservano stralci delle antiche dominazioni straniere avvezze alla movida dei secoli d’oro e allo sfarzo mentre noi, i giullari di corte, suonavamo il mandolino per farli divertire.

Ma in Francia non funziona così, e lo stanno dimostrando gli scioperi organizzati dai 7 principali sindacati, tutti d’accordo contro la riforma di Valls.

Nel frattempo, si discute al Senato e si giudica l’approvazione o la modifica della riforma. Hollande farà marcia indietro? Si troverà un compromesso in questo delicato momento per gli “incassi” attesi dagli europei di calcio?

Mannaggia, proprio durante gli europei questi sindacalisti birichini si sono messi in testa di bloccare un intero paese.

Gli slogan dicono “Nouvelles libertés et nouvelles protections” e promettono di non deporre le armi finché i loro diritti non saranno rispettati. Autobus dall’intero paese sono arrivati stamattina a Parigi, coordinati dalla Cgt.

Chiusa anche la Tour Eifel, uno dei maggiori introiti della città turistica per eccellenza, meta tra le più ambite in tutto il mondo. I dipendenti al lavoro non erano abbastanza per aprire il sito.

Più di 300.000 contatori della luce, tanto per far intendere le conseguenze pratiche della protesta, sono saltati e hanno lasciato al buio gli abbonati.

Il dialogo

Il primo incontro tra Martinez e il ministro del lavoro El Khomri avrà luogo lunedì. Il segretario generale Cgt aveva detto ai microfoni di Europe 1: “Myriam El Khomri ha il mio numero, può chiamarmi quando vuole”.

Anche il segretario di FO (Force ouvrière), che fatica a farsi sentire dietro le enormi bandiere rosse della Cgt, ha dichiarato: “Non molliamo”.

Le prossime mobilitazioni sono previste per il 23 e il 28 giugno.

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