In questi giorni di fine luglio, gli esami di Stato sono ormai un ricordo passato. Ora per migliaia di giovani si prospetta una scelta importante, quella che potrà determinare il futuro percorso da intraprendere. Alcuni si orienteranno verso esperienze lavorative, altri invece dovranno interrogarsi sulle loro attitudini per cercare di intraprendere nel migliore dei modi il corso di laurea più confacente. Occorre dire che, nonostante le difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, la scelta della prosecuzione degli studi è una strategia che sul lungo periodo ripaga i sacrifici che si sono fatti per raggiungere la laurea.

Le statistiche sono molto chiare e affermano che a cinque anni dalla fine del percorso accademico, una percentuale abbastanza alta degli studenti ha trovato una collocazione lavorativa. Naturalmente ci sono da fare delle considerazioni in merito alla tipologia di studi che i ragazzi hanno fatto, ovvero le lauree con un'occupazione che si aggira intorno al 95 - 98% la offrono quelle di ingegneria, sanitarie, economia. Tradizionalmente, quelle meno appetibili dal mercato del lavoro sono quelle ad indirizzo umanistico, anche se in questi ultimi anni molte aziende si avvalgono di figure con una preparazione più poliedrica e magari sotto certi punti di vista più adattabile alle necessità lavorative.

Bisogna dire che alcune figure professionali non si trovano ed i posti restano vacanti. Pertanto, la scelta deve essere si indirizzata agli interessi personali, ma con un occhio alle richieste di figure professionali specifiche. Oggi più che mai, è molto difficile stabilire se dopo cinque anni ciò che si è studiato potrà avere una risposta positiva in termini occupazionali, in quanto il mercato del lavoro necessariamente si deve adattare ai continui cambiamenti lavorativi, ma anche del contesto socio-culturale ed economico.

In ogni caso, la percentuale dei laureati italiani è una tra le più basse dell'UE, questo è un fattore che fa perdere terreno all'Italia rispetto agli altri paesi, in quanto una società meno scolarizzata è meno pronta ad adeguarsi ai cambiamenti e alle sfide che il mondo globalizzato ci impone.

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