Milano – Si è conclusa qualche giorno fa l’esposizione più digital degli ultimi tempi nel settore moda. Un fashion magazine, ormai centro di un sistema multicanale globale tra social networks, web e tv, e un blog di moda, ormai vero e proprio brand riconosciuto a livello internazionale -lanciato da Chiara Ferragni-hanno unito le loro forze per dar voce ai protagonisti indiscussi dei nostri giorni: i web influencer, personaggi che riscuotono particolare successo nei social, tale da “influenzare” gli altri utenti negli acquisti, nelle scelte, nelle opinioni.

Il fatto che molti di non hanno ancora ben chiaro come e perché questo accada, lasciamolo da parte. Laloro notorietà è ormai indiscussa.

Ed è per questo che dal 7 al 13 Ottobre la Triennale di Milano ha visto l’affluenza di tantissimi giovani che, tutti ben curati, curiosi e rigorosamente con lo smartphone a portata di mano, hanno voluto prendere parte alla mostra che più “social” non si può.

Il cui titolo, in effetti, mette in evidenza come il vero protagonista di questi tempi sia ognuno di noi in prima persona, grazie alle nuove tecnologie e allo sviluppo delle apps esistenti che permettono sempre e dovunque di mettersi in mostra, appunto.

Il concept si ritroverà durante tutto il percorso espositivo, attraverso la possibilità di interagire direttamente con gli oggetti, accedere ad una stanza in cui si viene ripresi e poi trasmessi sotto gli occhi di tutti e, ancora, attraversare un corridoio in cui le pareti riflettono la propria immagine in contrasto con gli schermi e gli oggetti esposti.

È proprio qui che, guardandosi attorno, ci si rende conto di avere davanti esattamente la rappresentazione della società attuale in miniatura, dove non sembra più essere importante fare qualcosa, bensì “far sapere” che la si sta facendo. Mostrandola a tutti, amici e non.

Una sorta di mostra nella mostra, che risulta essere quasi affascinante per quanto spontaneo e naturale sia ogni movimento fatto con il proprio cellulare.

C’è da chiedersi, quindi, se forse non ci stia sfuggendo la situazione di mano,come dimostrano recenti studi.

Se forse non sia meglio fermarsi un attimo a riflettere sui limiti spesso superati a causa della voglia di apparire, della necessità di farlo “perché lo fanno gli altri” o perché “la rivoluzione digitale” ce lo permette.

A capire come poter usufruire a nostro vantaggio dei mezzi che questa era ci fornisce e cercando di non arrivare al punto di essere da loro dominati, estraniandoci inevitabilmente in una sorta di mondo parallelo di cui le nostre giornate non riescono più a fare a meno.

Un mondo fatto di condivisione, intrattenimento e riflessione, certo.Ma anche di immagini, apparenze e, a volte, tanta finzione.

Pensiamoci bene, dunque, quando un “non vale la pena, ho già visto tutto sui social” ci sembrerà meglio di un “non vedo l’ora, ci vediamo lì”.