Un tema caldissimo, il femminicidio, affrontato con un brano dal sapore brutale e sprezzante dell'influenza che la musica può avere sulle psicologia umana. Emis Killa manda in tilt l'opinione pubblica con "3 messaggi in segreteria", traccia discutibile del suo ultimo lavoro discografico.

Un testo difficile da ascoltare

Alla luce dell'emergenza femminicidio, sentire "3 messaggi in segreteria" fa venire la pelle d'oca.

Ascoltare il pezzo, oltre al soggettivo apprezzamento di capacità vocali non propriamente "virtuose", è ostico perchè il testo crea un effetto semantico che definire cacofonico sarebbe eufemistico. Una composizione dai toni forti, in chiusura raccapriccianti, che per molti assumono i contorni di un'istigazione alla violenza. Cosa vuole trasmettere? Nella giustificazione dell'artista si tratta di "voler attirare l'attenzione pubblica sul tema della violenza sulle donne", ma, accantonato il modo decisamente sui generis con cui crede di poter sensibilizzare il mondo, Killa sembra più voler creare scalpore e ascolti "facili", con un pezzo che sicuramente farà parlare di sè.

E ci riesce, strumentalizzando male un crimine troppo attuale per sottovalutare il peso sociale di una "canzonetta" a tema. Le frasi "cantate" dal giovanissimo rapper raccontano di un uomo che, rifiutato dalla sua ex, continua a chiamarla al telefono (per alcuni con un richiamo allo stalking) e la accusa di comportarsi da "scema". "Preferisco saperti morta che con un altro" è la massima di vita che il narratore fa pronunciare al suo personaggio. 

Parole shock, per le femministe "istigazione al femminicidio"

"Ultimamente c'ho pensieri scuri (...) eri stata avvertita, ricordi quegli scleri?", parole che suonano come una minaccia, ancor di più se legate alla parte finale del testo: "io te l'avevo detto, avevo dei problemi seri, e ora hai paura perchè tutti quei brutti pensieri da qualche giorno hanno iniziato a diventare veri - continua con voce sempre più ansiosa - (...) volevo abbassare le armi e ora dovrò spararti, non mi dire di calmarmi, è tardi stronza!

Fanculo i sensi di colpa, non ci saranno sbocchi: voglio vedere la vita fuggire dai tuoi occhi. Io ci ho provato e tu mi hai detto no, e ora con quella cornetta ti ci strozzerò". 

Il web inizia a scaldarsi sulla vicenda, mentre l'artista è stato contestato da un gruppo di femministe in piazza San Babila (Milano) proprio per le parole contenute nel pezzo. La contestazione è avvenuta in occasione della presentazione del nuovo album "Terza stagione", contenente il brano shock.

A fare irruzione il gruppo di attivisti e attiviste dello "Spazio Femminista Rimake". Secondo il gruppo di protesta, il rapper istigherebbe al femminicidio e alla denigrazione della donna, presentandola come un oggetto da possedere anche contro la sua volontà. Una facilità nell'uso di un linguaggio crudo e psicotico che potrebbe trasformarsi in una "facilità ad agire" da parte di chi è più vulnerabile e suscettibile. 

Un testo che fa venire un nodo alla gola a tanti e dimostra che non sempre la musica ha un effetto benefico sulle persone.

Capire che una licenza poetica non deve tracimare nell'abuso delle parole per far colpo, a tutti i costi, sarebbe una bella lezione anche per i giovanotti della new generation musicale italiana, con buona pace di tutte le "officine" di artisti emergenti.  

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