Dai, diciamolo, vista la mia situazione posso permettermi di dichiararlo: se sei disabile sei un peso. Sì, ma non in senso sociale, affettivo o chissà cosa. Sei un peso proprio in senso fisico, che magari non stai in piedi e allora devono portarti in braccio, "tipo sposa".

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E mica tutti ce la fanno! Se sei disabile e vivi ai piani alti di un palazzone, poi, non ne parliamo proprio. "Ma ci sono gli ascensori!", direte voi... E invece no, non sempre. Avete mai visto qualcuno prendere un ascensore durante un Terremoto?

Ecco, appunto, avete capito dove voglio andare a parare. Le scosse dei giorni scorsi sono state tremende. Casa mia ha ballato più di una volta nonostante l'epicentro fosse ben distante: Macerata, Perugia, Rieti.

Iacopo Melio, attivista per i diritti dei disabili.
Iacopo Melio, attivista per i diritti dei disabili.

Eppure qui in provincia di Firenze si continua a ballare, e ad avere paura. Nel massimo rispetto, ovviamente, di chi una casa non ce l’ha più o è diventata inagibile. Momenti di lampadari come pendoli di Foucault. Di cani che abbaiano in anticipo. Di mia mamma che per due volte mi ha buttato addosso la prima coperta sottomano e, con me "tipo sposa" appunto, si è fiondata fuori casa in giardino, rischiando di cadere. Che menomale abitiamo al piano terra e le barriere non ci sono.

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Da noi, però.

Ma cosa sarebbe successo se avessi avuto una carrozzina elettrica con batterie da cento chili? E se non fosse stata carica? Cosa sarebbe capitato se la stessa carrozzina avesse occupato tutto lo spazio di un ascensore condominiale e non fosse stato possibile scappare? E se invece mi fossi trovato a pian terreno, ma comodamente seduto sul divano e ci fossero volute almeno due persone per spostarmi dal salone perché sovrappeso o con un corpo "problematico"?

Se la mia condizione mi avesse obbligato a vivere attaccato a qualche macchinario, magari per respirare meglio o una banale flebo? Se l’unica via possibile, magari delle scale antincendio, non fosse stata su misura?

In questi casi nessuno ci pensa. O comunque sono in pochi a farlo. E basta chiedere ad un campione di Dirigenti Scolastici se in caso di emergenze simili ci sia la giusta messa in sicurezza. Io l’ho fatto con dieci Istituti Superiori e la risposta di tutti è stata “basta mettere il ragazzo in un’aula al piano terra”.

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Ma basta davvero? Ovvio che non ci siano soluzioni alternative o piani efficaci. Questo perché in caso di terremoto o di incendio un disabile viene lasciato spesso al caso, alla fortuna, alla negligenza non solo di condomini o scuole ma anche di uffici pubblici o altri luoghi che, invece, dovrebbero avere per legge un’organizzazione di evacuazione efficiente, ma purtroppo non sempre si è in grado di affrontare il mostro di turno.

E allora che si fa, quando la terra trema e i nostri corpi con lei?

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Non c'è una risposta chiara, definita, univoca. Ognuno vi darà sempre la sua singola proposta, il più delle volte improvvisata. Che li vedi, con lo sguardo perso e la speranza in testa che non capitino mai situazioni del genere. Ma le situazioni del genere capitano, e in questi giorni ce lo stiamo ricordando. E dato che non esiste una magia che ci faccia prevedere il pericolo con cinque minuti di anticipo, quelli buoni per "alzarci" e scappare tutti quanti, ci rimangono realmente la speranza e l'attesa che tutto passi: diteci voi se è mai possibile questo, alle porte del 2017.

Nel frattempo c’è chi prepara lo zaino con il necessario per dormire fuori, in caso di emergenza, e chi in quello zaino ci mette solo una preghiera.

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