45mila scosse in 5 mesi. Un numero impressionante, soprattutto se si considera che ben 25 sono state superiori alla magnitudo di 4,5 gradi della scala Richter. Il dramma del sisma del 24 agosto, poi la forte scossa di 6,5 gradi del 30 ottobre che ci ha fatto comprendere che lo sciame sismico non si fosse affatto fermato. Per ultime le (nuovamente) tragiche scosse di questi giorni fanno pensare ad un qualcosa che va oltre "l'emergenza" (cosa che noi italiani siamo ormai abituati a gestire) per confluire in un Terremoto di dimensioni e durata che stanno andando oltre il prevedibile.

Andare oltre l'emergenza

Questo input serve per aprire un tavolo di confronto su un tema più ampio: sarebbe l'ora di finirla una volta per tutte di continuare a parlare di "emergenza", di rattoppare qua e la ed andare avanti cercando sempre di andare oltre un breve termine, che sia far passare l'inverno ai rifugiati o far ripartire le scuole o la macchina pubblica. E' necessario rivedere le metodologie di soccorso e ricostruzione, costruire un sistema che magari duri qualche anno per entrare a piena efficienza ma che ci permetta di "passare oltre" l'essere quasi in costante stato di calamità, di dover aver paura per ogni vibrazione della terra, ogni pioggia, ogni inverno più freddo o estate più soleggiata.

Prendersi le responsabilità

E' ora, anche a livello Europeo, di prendersi le proprie responsabilità e di rimboccarsi le maniche. Se vogliamo una futura europa unita dobbiamo fare una presa di coscienza forte sul senso di unità che (non) abbiamo, o meglio che facciamo nostro forse solo quando siamo seduti a parlare a tavoli di economia. Dobbiamo capire che i miei patrimoni UNESCO alla fine sono anche i tuoi, e dobbiamo fare attenzione a salvaguardarli.

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Terremoto

Vogliamo essere visti come l'Europa dei battibecchi, degli zerovirgola, dell'Unione che forse è meglio se ci sto fuori, o come una grande Nazione che può intavolare un dialogo forte con le maggiori potenze mondiali e riesce a tutelare i diretti dei propri abitanti? In che Europa vogliamo vivere?

Unità di intenti e di vedute

C'è bisogno di un nuovo percorso di condivisione dei problemi, dato che ad ora la quasi totalità delle volte è parso che la soluzione migliore sia quella del "sono più bravo di te - metto le mani a casa tua".

C'è bisogno di reagire a questi problemi (a questo come a quello dei migranti) con risposte politiche strutturali, che sappiano andare oltre gli interessi delle singole (nazioni). Se l'intento è quello di gettare delle basi per il futuro, si rende necessario ripartire con solidità e sicurezza, far rifiorire il tessuto di imprese che contribuiscono non solo alla crescita del PIL italiano, ma anche a quello Europeo.

Il discorso, tuttavia, va chiaramente replicato a livello nazionale. Se chiediamo all'Europa di starci vicina, noi abbiamo il compito di agire, subito, di ricostruire una volta per tutte e di andare avanti. Che le forze politiche d'ora in avanti cerchino un dialogo sempre più costruttivo ed evitino, in particolar modo quando avvengono queste tragedie, di utilizzarle come boomerang per il proprio consenso elettorale, in un certo senso lucrandoci sopra.

Serve ora piò che mai, uno spirito costruttivo e di unità Nazionale ed Europea

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