Roberto Saviano ieri, 4 gennaio, ha pubblicato sulla sua pagina ufficiale Facebook un post in cui invitava gli italiani a chiedere scusa a Sandrine, la venticinquenne ivoriana morta a Cona, per non averle consentito di realizzare il suo sogno di diventare una parrucchiera e aprire il suo negozio a Milano.

Un post seguito immediatamente da innumerevoli commenti e condivisioni. Commenti molto acuti in cui si chiede sostanzialmente allo scrittore di essere meno retorico e demagogico sul tema dell'immigrazione.

L'aspetto che più colpisce del post è che lo scrittore dei bestseller Gomorra e La paranza dei bambini per aumentare il sensazionalismo e dare, quindi, maggior carica emotiva alla vicenda ha omesso di scrivere quale sia stata la causa effettiva del decesso.

Un dettaglio non irrilevante in quanto secondo l'autopsia eseguita dal dottor Zancaner la giovane donna sarebbe morta in seguito a una tromboembolia polmonare massiva bilaterale, specificando 'per cause naturali'.

Il post

Leggendo attentamente il post colpisce l'elevato grado di retorica usato sapientemente da Saviano, con l'intento esplicito di voler provocare delle reazioni. Mentre nei commenti degli utenti si avverte un certo grado di avversione nel leggere per l'ennesima volta un punto di vista in cui l'immigrato viene trattato al pari di un martire.

In realtà, non ci sono né vittime né carnefici. Gli italiani sono un popolo che ha aperto le parte a questi flussi migratori e che sta accogliendo più di altri Paesi in Europa, dunque, è davvero difficile trovare motivazioni valide per cui dovremmo chiedere scusa o sentirci in colpa.

Certo, forse, ancora non abbiamo trovato la maniera migliore o più giusta per gestire questo flusso, visto anche l'elevato numeri di migranti che sbarcano sulle coste italiane quotidianamente.

In tutto questo, però, è strano pensare che uno scrittore come roberto saviano, che grazie ai suoi libri ci ha svelato in maniera lucida e spietata i codici e i meccanismi che fanno funzionare le organizzazioni criminali o il traffico internazionale di stupefacenti, sia così esemplificativo nell'affrontare una delle questioni più impellenti del XXI secolo, l'immigrazione.