La sera del 3 maggio, la più famosa applicazione di messaggistica a livello mondiale ha deciso di prendersi le ferie e lasciarci in attesa del suo ritorno con quell'angosciante orologino che segnala l'invio difficoltoso del messaggio al recipiente.

Causa del blackout ancora sconosciuta

La motivazione di questo blackout a livello mondiale ancora non è stata dichiarata, ma quella che ha generato la psicosi generale risulta invece chiara anche senza comunicati stampa: siamo dipendenti dalla tecnologia al punto da non riuscire nemmeno a passare una serata senza.

Il messaggio resta in attesa nell'etere, non risulta inviato, e noi cosa facciamo invece di spegnere il telefono e prendere in mano un buon libro o guardare l'ultima puntata di 13 su Netflix? Noi andiamo nel panico. Non ci viene in mente che, forse, se ci fosse qualcosa di serio di cui parlare invece di inviare i soliti emoticons potremmo semplicemente utilizzare il telefono per la funzione che l'ha fatto nascere: telefonare.

Mandare un SMS. O, se proprio vogliamo sfruttare internet, utilizzare Messenger. Insomma, altri strumenti di comunicazione per informazioni urgenti e non le avevamo anche senza doverci imbottire di Xanax.

Il panico delle cose semplici

Gente che ha pensato si fosse rotto il proprio telefono, altri che - come me, lo ammetto - pensavano di avere la app in versione ormai obsoleta e che andasse aggiornata...

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questa situazione mi ricorda un divertente e patetico episodio che è successo alla sottoscritta un paio di mesi fa: avevo in mano un fantastico spazzolino da denti elettrico completamente scarico e, presa dallo sconforto, mi sono chiesta come avrei fatto a lavarmi i denti. Toh va, lo spazzolino elettrico può essere utilizzato come un normalissimo spazzolino, esattamente come uno smartphone può essere utilizzato come telefono.

Ci siamo dimenticati delle cose semplici, dei motivi per cui determinati oggetti sono stati creati.

Siamo ormai schiavi dei messaggi gratis in serie, di tutti quegli inutili "ahaha, LOL, LMAO" che non significano nulla e che inviamo solo perché possiamo farlo. Un po' come fare le foto al cibo da postare su Instagram: quando andava sviluppato il rullino, non facevamo di certo dieci foto alla carbonara della nonna.

Ora invece abbiamo la possibilità di farlo, e questo ci fa sentire quasi in dovere, invece che in diritto.

E' bello avere la tecnologia come strumento di comunicazione. Ma deve essere proprio solo questo: uno strumento. Per noi forse è diventata molto di più.

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