L’annuncio di Medici Senza Frontiere è stato seguito da quello della tedesca Sea Eye: l’abbandono delle operazioni è arrivato coi controlli in mare della Libia.

Ong nell'occhio del ciclone

Sembra una vera e propria ritirata quella di alcune ong che vedono il loro operato sempre di più sotto una lente di ingrandimento. La prima ad annunciare il proprio ritiro dal Mediterraneo è stato il colosso Medici Senza Frontiere.

A seguito della decisione della Guardia Costiera di Tripoli di istituire una zona Sar (Search and rescue) libica che si estende a 200 chilometri a nord delle coste libiche. Come mai, dunque, Medici Senza Frontiere sceglie di non “salvare i migranti” a queste distanze dalle coste? “Vediamo due gravi conseguenze: ci saranno più morti in mare e più persone intrappolate in Libia” ha dichiarato Loris De Filippi, presidente di MSF.

Eppure sono in molti a pensare che alla base di questa decisione ci sia il mancato gioco di squadra con gli scafisti accertato nel corso degli ultimi mesi anche grazie alle dichiarazioni del Procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro e all’operato della missione Defend Europe.

Lascia anche Sea Eye (quelli della bufala su Defend Europe)

Proprio la missione condotta dalla nave C-Star, realizzata da Generazione Identitaria per contrastare il traffico di esseri umani, è stata oggetto di tentati linciaggi mediatici ad opera di una delle Ong che hanno deciso di abbandonare le operazioni nel Mediterraneo.

Dopo Medici Senza Frontiere, infatti, a lasciare le operazioni è stata anche la tedesca Sea Eye che ha fatto sapere di essere stata costretta a una tale scelta per la mutata situazione di sicurezza nelle acque in cui stava operando. Nei tweet, viene spiegato inoltre che “l'espansione delle acque territoriali libiche e le minacce alle Ong non ci lasciano altra scelta”. La ritirata, dunque, coinvolge anche la Ong che aveva provato a far credere di aver prestato i soccorsi in mare alla nave anti-immigrazione di Defend Europe.

Anche Save the Children nella bufera

Ma a finire nell’occhio del ciclone è anche un’altra importantissima Ong. Nelle ultime ore, infatti, sono state rilanciate le dichiarazioni dell’addetto alla sicurezza privata della nave Vos Hestia di Save the Children che nei giorni scorsi – assieme ad altre organizzazioni “umanitarie” – aveva sottoscritto il codice del Viminale che fissa 13 regole per le operazioni in mare.

L’uomo della security – intervistato dal Giornale – durante i 40 giorni a bordo dell’imbarcazione, ha raccontato di aver partecipato al trasbordo di migranti dalla nave Juventa in collaborazione con alcuni scafisti che se ne tornavano indietro con i propri natanti da riutilizzare per altri carichi di “merce umana”. Il testimone, inoltre, riferisce di sapere per certo che i team leader di Save the Children sui loro smartphone ricevevano le coordinate delle posizioni dei barconi o gommoni dei migranti.

Davvero un altro duro colpo alla credibilità delle Ong e del loro operato, spacciato per troppo tempo come operazioni di salvataggio.

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