A inizio stagione nessuno avrebbe mai pensato ad un avvio del genere da parte del Milan dopo la faraonica campagna acquisti estiva che aveva finalmente riportato entusiasmo tra i tifosi rossoneri, delusi dalle ultime annate fallimentari all'insegna di colpi a parametro zero.

Sono bastate undici partite di campionato per ridimensionare le ambizioni della società con appena sedici punti conquistati e tutti gli scontri diretti con le grandi persi e le conseguenti critiche da parte dei media e dei tifosi, che sembrano vivere le stesse situazioni di sconforto in loop da ormai più di cinque anni.

Le colpe di Montella

Sul banco degli imputati come maggior capo espiatorio non poteva che esserci lui, mister Vincenzo Montella, fresco di rinnovo ancora prima dell'avvio di stagione e ritenuto il giusto condottiero capace di creare quell'amalgama tra i senatori e quelli del vecchio corso.

La fiducia, però, della società non è stata finora ripagata e la sua posizione appare adesso in bilico, nonostante le frasi di circostanza di Fassone e Mirabelli. Montella, infatti, appare in totale confusione soprattutto negli immediati post-partita dove si nasconde dietro frasi di circostanza già sentite e ripetute mille volte come "Abbiamo giocato alla pari" o "Stiamo crescendo come gioco" che spingono i tifosi a indicarlo come maggior colpevole della situazione.

Infatti, i continui cambi di modulo dal 4-3-3 utilizzato inizialmente come pietra miliare del suo pensiero si è passati ad un 3-4-2-1 che non convince, sterile in attacco e difensivamente inadeguato tanto da far sembrare il capitano Bonucci un giocatore normale non certo degno del titolo di miglior difensore della Champions League dello scorso anno insieme a Sergio Ramos. Lo stesso vale per altri nuovi acquisti che sembrano non essersi inseriti nello spartito tattico in alcun modo e altri messi a detta di molti fuori posizione e incapaci di dare così il loro meglio nonostante la rosa fosse già quasi del tutto completata a metà luglio.

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Milan

Le colpe del duo Fassone-Mirabelli, della società e dei calciatori

Il calcio è uno sport incredibile ed è per questo che appassiona milioni di tifosi in giro per il mondo. Infatti, non è una scienza esatta, tanto che Fassone e Mirabelli - lungamente osannati durante tutta l'estate come padri fondatori del nuovo ciclo vincente milanista - ora si ritrovano in mezzo alle critiche come tutti gli altri, colpevoli a detta di molti di aver creato una rosa con tanti doppioni e giocatori non da grande palcoscenico.

Gli acquisti di Kalinic, Calhanoglu, Kessiè, Biglia, Bonucci, Rodriguez, Musacchio, Andrè Silva, Borini non sembrano azzeccati e la domanda più frequente che si pongono i tifosi è se non fosse stato il caso di spendere i 250 milioni a disposizione per virare su due-tre top player invece di sperperare la cifra in molte facce nuove che non sembrano avere le qualità e la personalità per vestire la maglia rossonera.

La campagna mediatica portata avanti dalla società, se prima portava a sognare i tifosi rossoneri, ora sembra inadeguata e ci si chiede se non sarebbe stato meglio tenere un profilo più basso. Altro motivo di mugugni tra i tifosi è la perseveranza nella fiducia a Montella, per non parlare della fascia da capitano consegnata a Bonucci, che non è sembrata una mossa azzeccata.

La società invece sembra del tutto assente, senza delle vere figure gerarchiche: il presidente Yonghong Lì in Italia si è presentato solo due volte e la mancanza di una presenza forte come lo era il presidente Berlusconi si sta facendo sentire.

La sensazione è quella di navigare a vista e ancora oggi nessuno ha dissipato le domande sul futuro finanziario del Milan.

Per quanto riguarda il capitolo giocatori, alcuni sembrano ancora lontani dalla forma fisica migliore e quasi ancora spaesati dal mondo Milan e dalla pressione che ne consegue.

Biglia, inseguito da lungo tempo, sembra essere lontano parente di quello visto alla Lazio; Bonucci da leader che sposta gli equilibri, sembra un difensore involuto; Kessiè da tutto fare della formazione dell'Atalanta, ora appare come un semplice incontrista di gioco senza alcuna tecnica; Calhanoglu, da grande promessa grazie al suo alto coefficiente tecnico, sta decisamente deludendo le aspettative.

Quindi, la responsabilità ricade anche sui giocatori. D'altronde se un acquisto snobbato e passato in secondo piano come Borini è costantemente il migliore in campo, è arrivato il momento di porsi qualche domanda.

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