Nelle scorse ore l’opinione pubblica è stata sconvolta da un episodio di follia xenofoba, con spiccate sfumature fasciste: un uomo, a Macerata, ha sparato su un gruppo di sei stranieri. Il tenente colonnello M. Roberti ha detto a RaiNews24 che è stato il gesto di un folle e che al momento dell’arresto era tranquillo e lucido. Altro elemento di rilievo è che l’uomo accusato non si è assolutamente dimostrato pentito per ciò che aveva fatto.

Ma cosa scatta nella mente di uomo quando arriva a compiere un gesto del genere?

Sicuramente quest'ultimo sarà stato influenzato dalle ideologie di stampo reazionario di cui era a conoscenza e delle quali deve condividere molti aspetti.

Un comportamento così distruttivo, freddo, tanto da lasciarlo tranquillo, senza scrupoli e sensi di colpa potrebbe essere ricondotto a molte patologie, ma non siamo qui per diagnosticare nulla.

E’ possibile agire in questi termini perché spinti dall’istinto?

Fatto provato dalla psicologia è che l’istinto è uno dei costrutti motivazionali più forti presenti nella psiche di un uomo. Pare sia vero e avvalorato il fatto che gli uomini del 21esimo secolo si portano dietro strascichi di comportamenti dei nostri antenati più remoti, in quanto comportamenti ormai automatizzati e scritti nel genoma di un essere umano, comportamenti che migliaia di anni fa potevano risultare molto adattivi e quindi utili alla sopravvivenza.

Tra questi “diktat” biologici arcaici è presente anche quello di diffidare nei confronti di persone appartenenti ad una “tribù” diversa, e eventualmente reagire se si percepisce la minaccia. Nel 2018 un comportamento che segue questo “instinkt” è etichettato come xenofobia, razzismo e affini. Questo è giusto in una civiltà evoluta e in un panorama mondo senza confini, che è come dovrebbe essere secondo degli utopici ideali.

Queste battute, sia chiaro, non hanno assolutamente l’intento di giustificare un gesto simile, che è stato giustamente punito, vuole essere un tentativo di spiegazione delle motivazioni che hanno portato a un fatto simile.

Partiamo da un assunto base della genetica: il fenotipo, ossia ciò che è manifesto, non esprime tutto il genotipo, ciò che è scritto nel DNA.

Potrebbe bastare anche questa come spiegazione, ma approfondiamo ancora. La psicologia studia il comportamento sulla base di due fronti, apparentemente opposti: l’eredità genetica e l’ambiente. Queste due istanze possono interagire tra di loro: può essere il soggetto con un certo genotipo e fenotipo a modificare l’ambiente e può essere l’ambiente a modificare il soggetto. A parte queste due posizioni agli antipodi, è bene e intelligente considerare la via di mezzo, ossia assumere come certo il fatto che soggetto e ambiente siano in continuo scambio e influenza tra loro. Andando oltre consideriamo un altro importantissimo assunto base della psicologia: esiste un genotipo che si esprime in parte in un fenotipo, nella decisione che l’organismo prende, per scegliere i geni da codificare, tiene in forte considerazione l’ambiente.

Questo in altre parole vuol dire che esistono geni che vengono attivati solo in presenza di particolari input ambientali. Ecco come un gesto folle xenofobo può essere il risultato di un mix tra biologia, genetica, psicologia e fattori ambientali.