Non si fa in tempo a registrare un caso di assenteismo che ne rispunta un altro, sotto forme analoghe, le solite, con i soliti protagonisti ormai entrati nel lessico tipico dei casi di malo-impiego statale.

Un protagonista assoluto

I co-protagonisti sono ovviamente gli assenti, i fannulloni, i perditempo, gli imboscati o come dir si voglia, ma protagonisti principali sono diventati loro, stranieri nel nome ma italianizzati e naturalizzati, nella funzione legale quanto illegale: i badge. Parola che sta per tesserino, marcatempo, moderno ed elettronico, che sostituisce quello cartaceo che il buon Ugo Fantozzi riusciva a timbrare in fin di saliva e stramazzando al suolo ai piedi di un enorme e minaccioso orologio aziendale, non prima di una tragica corsa nell’interminabile corridoio di ingresso agli uffici.

Agile, piccolo, personale e portatile, il badge si presta più agilmente a marcature multiple, coordinate e continuative, tanto per rimanere in ambito lavorativo. Come successo a Pozzuoli, Napoli, senza neppure si spegnesse l’eco dei fatti di Ficarra, Messina di qualche giorno fa, dove metà del personale era dedito, citiamo il magistrato, ad un "sistema fraudolento e patologico in un contesto di anarchia amministrativa": meglio, anzi peggio di così che dire?

Ma non lasciatevi ingannare dagli ultimi scenari geografici, perché il fenomeno è tremendamente trasversale, nazionale, ubiquo e paritario, a Nord come a Sud, isole comprese, direbbe qualche vecchia reclame di consegne mobili. Tanto che forse l’ultimo fermo immagine nella memoria collettiva è stato quello di Sanremo, con un panciuto vigile urbano a marcare in mutande il congegno, dirà poi lui per motivi esattamente opposti a quelli contestatigli, per urgenza di recarsi al lavoro e di contiguità con la propria abitazione.

Ma, tant’è, ormai l’immagine è li scolpita, nel “bestiario” dei marcatori fraudolenti e impuniti. Non senza però registrare come proprio a Napoli, all'Asl Na 2 fu premiato invece il fior fior del dipendente pubblico, in una gara dove in palio era nientemeno che " il collega esemplare" a cui andò il pubblico ( è il caso di dire) encomio.

E ultima venne Puteoli

E veniamo al caso, che più che un caso sembra un riepilogo, una sorta di ripasso mentale di scenari e fatti già accaduti. Siamo a Pozzuoli, ridentissima e storica località attaccata a Napoli, con un suo lungomare infinito e incantevole appena rovinato da qualche residuo di archeologia industriale che si allaccia a quella zona dolente che è l’ex area industriale di Bagnoli mai totalmente bonificata e riqualificata.

Ristoranti di pesce tra i più rinomati del litorale, vestigia archeologiche “vere” che parlano del mondo prima greco di “Dicearchia” ovvero “del buon governo” (manco a dire) e poi del mondo “romano” lussureggiante di “Puteoli”. E con una vita geologica propria con fondali che si alzano e si abbassano al ritmo del respiro della lava degli inferi.

Ed è proprio su quell’irresistibile lungomare che si gira la sequenza dell’indagine, con dipendenti comunali che avrebbero dovuto badare al parcheggio multipiano comunale, che invece in bici o scooter preferivano il sole e l’aria di mare a quella infestata d’ufficio da fotocopiatrici e faldoni. Dipendenti comunali quindi, con anche “lavoratori socialmente utili”, o “inutili” secondo le accuse.

Avrebbero perfino “centralizzato” in un cassetto tutti i badge, per essere sicuri all’occorrenza ed a turno di timbrare con certezza e impunità totale quelli degli altri. 10 gli indagati, di cui sette anche a rischio “associazione a delinquere” per avere escogitato il “sistema” del cassetto di comodo.

Repetita non iuvant

Poi, si sa, il resto è noto e notorio: pedinamenti dei carabinieri, telecamere, e quindi misure cautelari emesse dal magistrato poi convertite in arresti “domiciliari”, di certo non sul lungomare e tantomeno al lavoro. Poi le accuse per truffa aggravata, eventuale danno erariale e tutta la triste litania che ormai sentiamo perfino con un po' di fastidio, all’orecchio per metà assuefatto e per metà provato dalle note di uno spartito suonato in tutte le latitudini nostrane e in tutti i dipartimenti pubblici.

Ormai un vero “classico”. Tanto che dopo il cartellino cartaceo che fu, e il badge elettronico, la nuova frontiera tecnologica del controllo sul lavoro, tanto futuristica quanto inquietante e tetra, è quella del chip sottocutaneo. Trasformerà forse i dipendenti in bancomat, con tracciabilità inclusa. E anche lì non osiamo immaginare la nuova frontiera della frode.