Da pozioni e alchimie, capaci di affascinare chiunque in mancanza di una cultura ben delineata, alle medicine, o meglio sottolineare, agli psicofarmaci, che non sono mai stati accolti con gli stessi festeggiamenti di un sacrificio vichingo. Ma, giustamente, se andassimo a parlare di alchimie, finiremmo in discussioni sul metodo in epoca rinascimentale, e non è questo il punto.

Matteo Salvini ha recentemente dichiarato che “Senza un lavoro stabile, non c’è prospettiva, famiglia, figli. Non è possibile che il 20% degli italiani usi psicofarmaci, spesso per mancanza’’, prosegue degnamente il leader leghista,“di speranza, fiducia, prospettive’’.

Discorso, ovviamente, con delle basi di fondo, uno studio condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche in associazione con l’Agenzia italiana per il farmaco. Si è ricavato da tale studio un dato allarmante: 7 milioni di persone nella fascia d’età 15-74, corrispondenti al 16% della popolazione, hanno assunto psicofarmaci almeno una volta durante l’anno, e la maggioranza sono donne (21% di donne, contro l’11% di uomini). Inoltre dalla somministrazione del test di screening Depression Anxiety Stress Scales è emerso che sempre nella stessa fascia di età, il 21% degli italiani è affetto da uno stato depressivo, di vari livelli.

Il riduzionismo Salviniano

Salvini, dimostrando una logica argomentativa per certi versi Pereliana, finisce per distaccarsi dal suo stesso pilastro.

Oratoria, e capacità argomentative non fanno di un discorso una verità, specialmente quando le seconde si riversano in discorsi dalla valenza nulla. Parlare di numeri relativi a una questione cosi delicata nel nostro periodo storico, e affrontarla con un riduzionismo omnipervasivo, porta semplicemente alla disinformazione. Per la cultura che siamo riusciti a raggiungere, e per la nostra mancanza di pensiero, siamo finiti col distruggere la saggezza, sfociati in una alta marea di tuttologi che sommergono la scienza.

L’informazione è un arma a doppio taglio, e Salvini la sa utilizzare, ma eliminando l’etica come sua componente. Il 21% degli italiani è depresso, e ricondurre a una mera questione socio-politica l’entità del problema è da utilitarista, non da un “aspirante” Presidente del consiglio.

Percezione del sostegno terapeutico in Italia

In Italia, la percezione dello psicologo non è ancora positiva, rispetto a quella di un medico, o un altro operatore sanitario. Continua a rimanere marginale, senza poter arginare la massa nevrotica che si evolve in direzione dei propri sintomi. Di certo non abbiamo la stessa percezione popolare, che ha scatenato il freudismo agli inizi del 900, ma per certi versi, non ce ne distacchiamo molto.

Psicologi e psicoterapeuti vengono considerati per alcuni magari una via di guarigione, ma sempre opzionale, rispetto anche al dentista. Non sono strizzacervelli, né maghi o stregoni della foresta, sono semplici uomini che aprendo la loro mente all’incerto, cercano di far capire che un dolore alla caviglia è causato da una botta esterna, e allo stesso modo una cecità, nasce da una “botta” psichica, che viene somatizzata, e assume tali sembianze. Mente e corpo sono interconnessi, più di quanto vorremmo credere, ed esplorare i limiti dell’abitudine e del pregiudizio è un primo passo per rendersene conto.