Com'è possibile che una delle alleanze più potenti del mondo si faccia sottomettere inerme da un dittatore senza scrupoli? Com'è possibile che si volti le spalle alla più grande risorsa alleata nella lotta contro l'ISIS e tutto ciò che di più cupo e pericoloso calpesti il tumultuoso suolo mediorientale? Come poi lo si possa fare in favore di chi con l'ISIS stesso sta facendo indisturbati affari da ormai molti anni a questa parte?

Questo stesso individuo leader di una nazione soggiogata dalle sue vuote promesse, obnubilata da parole propagandistiche e dalla soppressione di un sistema di informazione libero.

Un sanguinario che ha fatto del cieco odio verso una minoranza etnica il proprio cavallo di battaglia.

Ora, tralasciando tutte queste evidenze che da sole basterebbero per far rabbrividire anche il più stoico dei liberali, possiamo aggiungere a questo discorso la più grande e ridicola farsa che ruota intorno a questo sistema finto e privo di significato. La NATO. Questa alleanza di nazioni atlantiche che avrebbe come primo e massimo scopo una cooperazione sul piano militare per la salvaguardia della sicurezza comune.

Un patto che vincolerebbe i suoi partecipanti a remare tutti in una stessa direzione che porti al benessere generale. Una cosa molto nobile e giusta non fosse per uno dei suoi stessi esponenti, il quale sta chiaramente e platealmente facendo affari con la coalizione che negli ultimi anni ha gravemente minato la sicurezza e la stabilità di tutto il mondo libero oltre che del medio oriente.

Ma perché nessuno lo ferma?

Ma come, questo signore turco, riesce a tenere in scacco tutti senza colpo ferire? Come può una singola nazione, dal relativo peso economico e militare, prendersi gioco di "alleati" ben più potenti? Semplice, col ricatto dei migranti.

Dopo la destabilizzazione della Siria grandi ondate migratorie hanno iniziato a muoversi verso l'Europa, tentando con ogni mezzo di lasciarsi alle spalle la guerra, ma finendo con il sedimentarsi della maggior parte di esse nella terra turca, terra lautamente innaffiata di euro dall'Europa per farsi carico di questo sgradito onere umano.

Ora questi milioni di poveri sfortunati vengono utilizzati dallo spietato autocrate come spada di damocle sulla testa di una Europa unita solo in teoria, mai così tanto debole e fragile nei confronti di un tema scabroso come quello dei rifugiati.

Va da sé che i vari governi, precari e destabilizzati dal mormorio di popoli scontenti ed economie ballerine, preferiscono sporcarsi le mani del sangue dei loro stessi alleati piuttosto che rischiare ulteriori smottamenti sotto i piedi delle loro traballanti poltrone.

Dove porterà tutta questa indifferenza solo il tempo potrà dircelo.

Se la comunità Rojava crollerà sotto i colpi dei mercenari vorrà dire che avremo perso la più bella traccia di umanità e progressismo (forse proprio per questo tanto sola in mezzo a oligarchie maschiliste ed integraliste) mai vista in medio oriente. Ma se il cuore di questi soldati e soldatesse, che combattono per qualcosa di più dei meri soldi e discorsi altisonanti di un leader lontano e seduto in poltrona, resisterà allora forse la Turchia aprirà gli occhi e si unirà alla corrente di pensiero che aleggia tra Ankara e Istanbul e vede un cambiamento all'orizzonte da troppo tempo represso con violenza.

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