Nella 25^ giornata di Serie A il Milan ha pareggiato per 1-1 in casa contro l'Udinese.

La squadra rossonera ha raggiunto il pareggio in pieno recupero (al 97' minuto) grazie a un calcio di rigore di Kessié, che ha pareggiato la rete di Becao, giunta al 68'. Molto probabilmente, se Stryger Larsen non avesse improvvisato un'intervento "pallavolistico", causando il rigore per il Milan, la cronaca starebbe raccontando di una sconfitta del tutto inattesa dei rossoneri, dopo la vittoria di Roma e i proclami di rimonta in classifica lanciati dall’ambiente rossonero nel pre-gara.

Poche energie fisiche e mentali

Chi ha avuto modo di osservare il Milan con regolarità, fino al giro di boa di dicembre, avrà certamente notato una flessione nella tenuta atletica dei ragazzi di Pioli. Indubbiamente, una parte del problema affonda radice profonde, ovvero nella preparazione estiva orientata alle fasi preliminari di Europa League. È altrettanto chiaro, tuttavia, che la mole di infortuni di natura muscolare che ha colpito il Diavolo da ottobre in poi non può essere riconducibile solo alla sfortuna. Non ammettere un qualche tipo di responsabilità da parte del settore tecnico rossonero sarebbe quanto meno fazioso e assolutamente non veritiero. A parte la questione anagrafica, che può essere considerata un alibi solo per il vetusto Ibrahimovic, le assenze prolungate e soprattutto le ricadute di gente nel pieno della propria maturità atletica (Calhanoglu e Bennacer su tutti) sono indice di qualche carenza strutturale.

Ovviamente il numero di assenze ha spesso indotto lo staff di Milan Lab a forzare qualche recupero, ma questo consente di introdurre il secondo punto dell'analisi: la poca scelta a disposizione di mister Pioli.

Sostituti non all'altezza dei titolari

Ieri sera le lacune della rosa rossonera sono apparse abbastanza evidenti, per quanto l’Udinese abbia giocato una partita per larghi tratti difensiva, cercando di sfruttare le ripartenze com’era lecito attendersi.

Leao è apparso assolutamente non in grado di gestire il ruolo di prima punta in partite come quella di ieri: il portoghese è certamente un esterno e può essere utilizzato come prima punta solo in gare nelle quali può sfruttare la propria velocità in campo aperto (come accaduto contro il Sassuolo). Come ammesso dallo stesso Pioli ai microfoni Rai, il giovane esterno non ha ancora la "furbizia" per rubare il tempo in area di rigore, soprattutto contro le difese tatticamente esasperate della Serie A italiana.

Forse, al posto del croato Mandzukic, sulle cui qualità non ci sono dubbi, sarebbe servito un giocatore pronto ed integro.

Diaz ha sofferto la lunga inattività, ma ha pagato anche una fisicità che difficilmente lo potrà favorire nel calcio fisico e tattico italiano. Hauge, dopo i fuochi di inizio stagione, si è perso nel grigiore dell’inverno rossonero, sebbene non sia ancora chiara la causa della sua involuzione. Castillejo, infine, appare distante dalle prestazioni di livello assoluto offerte sul finire della passata stagione. Anche ieri la sua prestazione è stata giudicata insufficiente dalle principali testate nazionali.

Se il Milan avesse potuto contare sulla formazione tipo con maggiore regolarità, probabilmente avrebbe potuto difendere il primato con più fermezza.

Lo stato attuale delle cose, invece, racconta di una formazione stanca, in difficoltà quando deve giocare ogni tre giorni. Per i rossoneri, forse, anziché fare la corsa sull’Inter, al momento fisicamente prorompente, appare più realistico iniziare a guardarsi le spalle dal ritorno della Juventus e delle squadre in lotta per la Champions.