Una lista perTsipras alle prossime elezioni europee, è la prima cosa intelligenteche proviene da quell'arcipelago politico, che una volta si chiamavasinistra. Tsipras è riuscito dove nessun altro poteva riuscire,unire un fronte composito, per anni dilaniato da lotte intestine edispute ideologiche, sotto la bandiera dell'opposizione all'Europadelle banche e delle oligarchie economiche. Quella è la Grecia sidirà, l'Italia è diversa. Come dice Paolo Flores D'Arcais, inItalia abbiamo una "sinistra di piazza", ma non di governo, unasinistra paralizzata da aporie e diffidenze (comprensibili) verso la"forma partito".

E' vero la Grecia ha unastoria diversa, l'idea del partito come centrale dell'organizzazionepolitica e come trasmissione di saperi, è ancora forte, non hannoavuto la stagione dei girotondi e non hanno avuto il tempo dimetabolizzare il nichilismo tipico di certa sinistra diffusa italiana,che vede nella forma partito una sequenza inarrestabile einevitabile: organizzazione, potere, degenerazione. Oggi però è maturo il tempo in cui anche in Italia si possa pensare ad una forza politica che valorizzi le differenze e non il conflitto interno, che superi le contrapposizioni ideologiche in nome del bene comune. La lista Tsipras è un'opportunità, ma è anche un ultima chance per una cultura che si richiama a valori di giustizia e di equità.

Tsipras è una necessità e forse per questo può riuscire.

Un rimpianto,inevitabile, dovevamo pensarci già trent'anni fa, quando NanniMoretti e altri dimostrarono che la sinistra e i movimenti hanno unaforza numerica spaventosa, ma nessuno è riuscito a trovare laquadra, vuoi per i veti incrociati di coloro che continuavano aconsiderare ciò che rimaneva del partito di Berlinguer uninterlocutore essenziale, vuoi per l'incapacità di escogitareformule che scongiurassero la degenerazione della forma partito, ma altempo stesso ne riproducessero le valenze organizzative.

Non c'era enon c'è ancora un'idea precisa a sinistra della rappresentanzapolitica ed è per questo, come dice Flores D'Arcais che siamocostretti, qualora si andasse alle elezioni in Italia a votarel'unico che è riuscito a concepire una forma politica in grado diattirare i consensi di un'ampia parte della popolazione: Grillo.

Oggi siamo ancoraqui in attesa che i vari Landini e Rodotà di turno ci indichino lastrada, salvo accorgerci che parlano di costituzione, perché non sannoo non vogliono parlare di altro.

Bei discorsi i loro, dai tonielevati e mossi da uno spirito nobile e colmo di sacra indignazione,ma che nasconde la verità dei fatti: non è solo la costituzione adessere minacciata, ma con questa e attraverso questa le condizioni divita della maggioranza degli italiani, e i responsabili dellacatastrofe hanno nomi e cognomi, che i professori nominano a mezzabocca per non dover trarre le conseguenze più ovvie, e cioè lanecessità di una forza totalmente autonoma e radicalmentealternativa alle forze politiche e sindacali esistenti.

La lista Tispraspuò essere la volta buona o l'ennesima speranza delusa. Vedremoquanti ci metteranno la faccia e da lì capiremo.

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