Il 4 Dicembre prossimo gli italiani saranno chiamati ad esprimersi sul referendum costituzionale promosso dal governo Renzi ed approvato dal Parlamento. La riforma, se approvata, cambierebbe la seconda parte della Costituzione: il Senato avrebbe meno funzioni e meno senatori; la modifica del titolo V ridarebbe parte dei poteri legislativi allo Stato, sottraendoli alle Regioni; cambierebbero, inoltre, l'elezione del Presidente della Repubblica, i referendum abrogativi e le leggi di iniziativa popolare, tra le altre cose.

Favorevole alla riforma costituzionale vi è, ovviamente, Matteo Renzi, che già dal 2 Maggio scorso gira le città italiane (e le televisioni) per presentare i vantaggi del "cambiamento".

Tra i contrari alla riforma vi è, invece, il Movimento 5 Stelle, ed in particolare il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio. Il deputato pentastellato, in un'intervista rilasciata aLa Stampa, ha invitato il Presidente del Consiglio ad un dibattito televisivo per "vedere se ha capito bene la riforma".

Di Maio contro Renzi: 'Non scappare'

Nel corso dell'intervista, Di Maio ha punzecchiato ripetutamente il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Innanzitutto, lo ha invitato a "non scappare" e a partecipare con lui ad un dibattito televisivo. Poi, facendo riferimento alle parole pronunciate dal Premier sul palco della Leopolda (ha accusato Grillo di evitare il dibattito in TV), ha detto "Non può scegliere lui le persone con cui confrontarsi.

Se davvero vuole fare un confronto accetti l’invito dei parlamentari che hanno lavorato sul testo. Ma evidentemente ha paura." Di Maio è convinto che, dietro la scelta dei suoi avversari in televisione, ci sia una precisa strategia comunicativa.

Il vicepresidente della Camera ha aggiunto che, quando vincerà il "no", il Movimento 5 Stelle chiederà le elezioni anticipate e non parteciperà a nessun governo di scopo.

L'incognita, a quel punto, sarebbe la legge elettorale con la quale si dovrebbe eleggere il nuovo Parlamento. A questo proposito, il deputato pentastellato ha detto che la legge elettorale si può fare anche con un governo dimissionario e che loro si siederebbero al tavolo solo per discutere della propria proposta, il Democratellum.

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