Nella puntata di questo martedì 29 agosto di "In onda" su La7 è intervenuto Moni Ovadia, attore, regista teatrale, drammaturgo e scrittore, da sempre politicamente schierato a sinistra (già candidato alle elezioni europee 2014 con L'Altra Europa con Tsipras), soffermandosi sui temi dell'immigrazione. Ecco le parti salienti di quello che ha detto.

'Distinguere fra migranti economici e chi fugge da guerra non ha senso. Italia abolisca reato immigrazione clandestina'

Parlando del recente accordo emerso dal vertice di Parigi sui migranti, Moni Ovadia ha detto: "Vediamo i fatti, però il sancire una distinzione fra migranti economici e quelli che fuggono dalla guerra che cosa vuol dire?

Che se uno fugge dalla fame deve crepare? Questo sarebbe un atto di civiltà? Io tutto questo non lo capisco. Per me chi fugge dalla disperazione deve avere titolo per essere accolto, poi si possono discutere le modalità dell'accoglienza. La vedo molto dura che si possano stabilire dei luoghi per la detenzione dei migranti in paesi nord-africani che ignorano il significato della parola democrazia, dei diritti civili e umani. L'ONU sarebbe una garanzia in più ma è anche un grande carrozzone: quando l'emergenza Politica viene dimenticata poi vediamo cosa succede, ne abbiamo viste troppe per poterci fidare. L'Italia per proporre sé stessa come paradigma di un patto europeo come minimo avrebbe dovuto abolire il reato di immigrazione clandestina, che è un'oscenità e che io paragono alle leggi di Norimberga.

Io sono ebreo e non dimentico da dove provengo: per me non ci possono essere distinzioni fra gli esseri umani, qualsiasi distinzione è perversa".

'La fame è peggio della guerra: si cambi modello di sviluppo'

Parlando dei problemi dell'Africa, Moni Ovadia ha aggiunto: "L'Africa da secoli viene depredata dall'occidente, adesso ci sono messi anche i cinesi.

Le situazioni drammatiche in Africa sono tuttora esplosive: c'è la fame che è peggio di una guerra. Diceva padre Zanotelli che ci saranno 30 milioni di affamati e che con i cambiamenti climatici l'Africa rischia la desertificazione e quindi avremo sempre più migranti assetati, che non possono più vivere in quella terra depredata e inquinata.

Il problema dei migranti andrebbe inquadrato in un contesto più generale e in un progetto che cambi il modello di sviluppo sul piano planetario".

Tornando sugli accordi di Parigi, Ovadia ha detto: "Tutto quello che vuol migliorare la vita delle persone è benvenuto. Il problema però è capire in che direzione si vuole andare e che cosa vuol essere l'Europa. Quando gli accordi fra i leader europei poi dovranno misurarsi con gli Orban, i Kaczynski e con il para-fascismo che c'è nell'est europeo, tutti questi buoni propositi dove andranno a finire?".

'Sinistra riformista dimentica la ragione del suo esistere. Xenofobi creano guerra fra poveri: la storia si ripete'

Infine Ovadia si è soffermato sulla situazione italiana e sulle politiche del Ministro Minniti, dicendo: "Succede a volte che la sinistra è così riformista ma talmente riformista che finisce per dimenticarsi la ragione del suo esistere: ovvero giustizia sociale e uguaglianza.

Ma al di là di Minniti che cerca di fare la propria parte alla sua maniera, il problema è che in questo paese c'è un rigurgito sempre crescente che mescola due cose. Da un lato l'uso, da parte degli xenofobi e i populisti di destra, della "guerra fra poveri" che è sempre stato uno Instrumentum regni: anche negli USA del razzismo i bianchi poveri odiavano i neri nel loro cammino di emancipazione. Dall'altro lato c'è qualcosa che va oltre al razzismo e attiene invece a un disprezzo verso chi è povero e magari "osa" a fare qualcosa di particolare: come quando si insultano i migranti che vanno in piscina. C'è insomma un'idiosincrasia viscerale che è attizzata dai vari Salvini e Gasparri".

Infine Ovadia ha fatto un parallelismo storico: "Ricordo che i migranti italiani negli Stati Uniti venivano tacciati delle stesse identiche cose di cui oggi si accusano i migranti in Italia: di delinquenza, di stupri sulle donne e di portare malattie.

E' una vecchia storia che si ripete. Eppure la migrazione è alla base della formazione del genere umano e delle diverse culture che si sono formate. La migrazione fa parte del senso del nostro esistere: senza di essa i Paesi che oggi conosciamo non sarebbero così".

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