Gli Stati Uniti d’America di Barack Obama tifavano per la vittoria del Si al referendum costituzionale italiano del 4 dicembre 2016. Il timore di Washington era che, dopo le obbligate dimissioni di Matteo Renzi da premier in caso di vittoria del No, l’Italia potesse cadere in mano a movimenti populisti, primo tra tutti il M5S di Beppe Grillo. Per questo auspicavano il bis a Palazzo Chigi del segretario Pd, anche dopo le dimissioni, con il necessario voto di fiducia delle Camere. Il problema era, però, che anche nella eventualità, ritenuta abbastanza remota, che potesse vincere il Sì, il meccanismo della legge elettorale Italicum, voluta dallo stesso Renzi, potesse spianare la strada verso il potere al comico genovese.

Ci ha poi pensato la Corte Costituzionale nel gennaio scorso a fare a pezzi la riforma elettorale renziana. Queste ed altre informazioni sono contenute nel rapporto inviato negli USA dall’allora ambasciatore americano a Roma, John Phillips, il 1 dicembre del 2016. Documento entrato in possesso dei giornalisti del quotidiano La Stampa e pubblicato oggi dal giornale torinese, unitamente ad un altri rapporti, tra cui uno in materia economica, stavolta del 30 novembre, dedicato allo ‘Short-Term Economic Outlook on Referendum’.

Il contenuto del rapporto Phillips: 5 miti da sfatare sul referendum italiano

Passiamo ad analizzare il contenuto del rapporto, in base alle notizie fornite da La Stampa. John Phillips che, nel frattempo, è stato sostituito nella sede di via Veneto da Lew Eisenberg, si ripropone per prima cosa, scrive Paolo Mastrolilli, di “sfatare 5 miti” che circolano a livello internazionale intorno al referendum del 4 dicembre.

Il mito numero 1 è quello che Renzi avrebbe potuto fare a meno di indire il referendum. Impossibile, visto che è la Costituzione ad imporlo se non si raggiunge la soglia di maggioranza dei 2/3 (gli americani si rammaricano per la fine dell’accordo con Berlusconi). Mito numero 2 è che il premier non avesse ‘l’obbligo’ di portare avanti le riforme, conditio sine qua non per poter invece essere scelto dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Gli Usa contro l’Italicum che favoriva Grillo

Il mito numero tre riguarda Beppe Grillo. Non è vero, infatti, che la vittoria del Sì nel referendum avrebbe potuto favorire il M5S. Mentre, al contrario, il timore dell’amministrazione Obama, esternato da Phillips, era che la legge elettorale Italicum, con l’abnorme premio di maggioranza previsto per il primo partito, potesse mettere il vento in poppa al Movimento.

Mito numero 4: falso che la riforma costituzionale, poi abortita, consegnasse troppi poteri al presidente del Consiglio. “Ne dava di più quella tentata da Berlusconi nel 2006”, annota Phillips. Il mito numero 5 da abbattere è che tutti fossero convinti che, in caso di sconfitta, la parabola politica di Renzi sarebbe terminata. L’amministrazione Obama, invece, preme per eventuali dimissioni, ma con nuovo incarico del parlamento per il politico di Rignano. Eventualità poi sfumata, nonostante i consigli dati a Matteo da Barack nell’ottobre precedente, durante la visita del capo del governo italiano alla Casa Bianca.

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