La Commissione affari costituzionali della Camera ha licenziato oggi, 7 ottobre, il testo della nuova legge elettorale. Il cosiddetto Rosatellum bis (dal nome del capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato) è frutto del patto quadripartito stretto da Pd, Forza Italia, Alternativa Popolare e Lega Nord. Naturalmente il documento approvato in commissione non sarà legge fino all’approvazione definitiva da parte delle due aule del parlamento e rischia di subire modifiche anche significative. Ma vediamo nel dettaglio il contenuto del Rosatellum bis.

Rosatellum bis, mix tra proporzionale e uninominale

La nuova legge elettorale, se approvata così come è, prevede la suddivisione del Paese in collegi uninominali (per una quota del 36%) e collegi plurinominali (64%). Non è previsto alcun premio di maggioranza. Si tratta, dunque, di un sistema elettorale misto, con turno unico, con cui 231 seggi della Camera (su 630) e 109 seggi del Senato (su 315) vengono assegnati attraverso collegi uninominali nei quali vince solo il candidato più votato dagli elettori.

I seggi restanti (il 64%) vengono assegnati alle liste risultate vincenti con metodo proporzionale, costituite nell'ambito di collegi plurinominali. Mentre le circoscrizioni previste saranno 20 per il Senato (una a Regione) e 28 per la Camera, i collegi saranno circa 65 (numero ancora da definire con precisione).

La scheda elettorale

La nuova scheda elettorale sarà una sola, e dovrebbe contenere anche informazioni e istruzioni sul sistema di voto uscito dal Rosatellum bis.

Nessun voto disgiunto, ovvero la possibilità di votare una lista diversa dal candidato prescelto. Assoluta novità sarà la presenza di tagliando rimovibile con un numero progressivo anti-frode al fine di evitare scambi tra schede bianche e schede prestampate.

La costituzione delle coalizioni

Partiti e movimenti politici avranno la possibilità di scegliere se presentarsi da soli o in coalizione con altri.

I membri di una eventuale coalizione, che dovrà essere unica sul territorio nazionale, dovranno rilasciare delle reciproche dichiarazioni di volersi collegare. Obbligatorio per chi si coalizza presentare un programma comune e indicare un candidato premier. Previste anche delle soglie di sbarramento che sono, sia alla Camera che al Senato, del 3% per le liste singole e del 10% per quelle coalizzate.

Formazione dei listini e pluricandidature

Dove si vota con metodo proporzionale, ovvero nei collegi plurinominali, sarà possibile presentare dei listini che contengano da un minimo di 2 a un massimo di 4 nomi di persone candidate. Consentite anche le pluricandidature, ma al massimo in 5 collegi plurinominali. Candidatura singola, invece, nei collegi uninominali. Lo stesso candidato, però, può iscriversi in entrambi i tipi di collegio.

Equilibrio di genere e firme

Viene istituita una quota di genere nel voto proporzionale che dovrebbe essere di almeno il 40% per le donne, ma i termini della questione devono essere ancora precisati. Per quanto riguarda le firme che le liste dovranno raccogliere per presentarsi alle elezioni, vengono esonerati dalla raccolta delle stesse i gruppi parlamentari che si sono costituiti prima del 15 aprile 2017 (come Articolo 1-Mdp), mentre partiti e movimenti privi di rappresentanza parlamentare ne dovranno raccogliere circa 750, la metà di quelle odierne.

Autenticatori e norme di trasparenza

Altra novità è la possibilità concessa agli avvocati abilitati al patrocinio in Corte di Cassazione di autenticare le firme per la presentazione delle liste elettorali. Infine, vengono previste norme di trasparenza che invitano partiti e movimenti a dotarsi di uno Statuto. Una norma che il M5S, che ne è notoriamente privo, potrà legalmente ‘aggirare’ indicando solo il legale rappresentante, il titolare del contrassegno, gli organi del partito-movimento, la composizione e le loro funzioni.

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