Il crollo del governo in Zimbabwe è imminente. Il presidente Robert Mugabe, a capo del governo del Zimbawe dal 1987 con il suo partito Zanu-Pf, avrebbe dovuto presentare le dimissioni oggi, sotto pressione del suo stesso gruppo politico.

Tuttavia, così non è stato: il presidente è apparso in televisione per un suo discorso, ribadendo di voler continuare a governare il paese. Colpo di scena non gradito dallo Zanu-Pf che aveva annunciato un probabile ricorso all' impeachment in parlamento in caso Mugabe si fosse ostinato a non presentare le dimissioni.

I domiciliari imposti dall' esercito

Trattasi quindi di un vero e proprio colpo di stato, iniziato giorni fa con l'arresto domiciliare del dittatore per mano dell'esercito: i vertici militari hanno giustificato la loro azione come necessaria al fine di sostituire Mugabe e porre fine al suo lungo governo, che ha portato lo Zimbabwe allo sfacelo. Azione supportata dal popolo e dal partito dello stesso governatore che ha già designato il vicepresidente Mnangagwa come probabile successore e che sta provvedendo ad espellere i fedelissimi del dittatore, tra i quali, la moglie.

Possibilità di negoziati tra Mugabe e governo?

Una fonte della CNN afferma che lo stesso Mugabe abbia in realtá stilato le proprie condizioni per il verificarsi delle sue dimissioni: l'obiettivo del presidente é quello di ottenere l'impunitá per sé e per sua moglie.

Mossa obbligata in quanto non restano che poche alternative: l'esercito ha il controllo del paese e arrivando all'impeachment sicuramente perderebbe il potere che ha detenuto autoritariamente per 37 anni.

L'ereditá disastrosa del governo di Mugabe

Tutto sarebbe iniziato da un tentativo da parte di Mugabe di licenziare il suo vicepresidente (ora supportato da Zanu-Pf ed esercito) per cedere il suo posto alla moglie. Atto che ha suscitato sdegno anche per il lungo rapporto collaborativo tra il presidente e il suo vice, senza contare la mal celata volontá di accentramento di potere.

Inoltre, durante il suo lungo governo Mugabe ha imposto la propria autorità alla nazione, portando lo Zimbabwe ad uno squilibrio economico (e di conseguenza sociale) senza pari.

Inizialmente di ispirazione marxista, il suo operato si è rapidamente finalizzato al solo scopo di preservare il potere ad ogni costo. Tutto ciò mentre la produzione manifatturiera e alimentare andavano diminuendo, portando al collasso del sistema bancario nazionale e ad un tasso di disoccupazione dell'80%: a causa di questo era già stato designato come "persona non gradita" all'interno dell'Unione Europea.

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