Il Russiagate sembra non essere più soltanto un affare americano, con le presunte ingerenze della Russia di Vladimir Putin per favorire la vittoria di Donald Trump su Hillary Clinton nelle elezioni presidenziali del novembre 2016. Secondo il quotidiano Repubblica, l’intromissione dell’orso russo negli affari interni di un altro paese si sarebbe verificata anche in Italia e, per giunta, nello stesso periodo, durante la campagna elettorale per il referendum costituzionale del 4 dicembre. L’emittente Russia today, molto vicina a Putin, come scrive Stefano Cappellini, avrebbe di proposito fatto passare la manifestazione per il Si al referendum del 29 ottobre 2016 come una protesta contro l’allora premier Matteo Renzi.

Lui, infuriato, avrebbe deciso di chiamare personalmente lo zar russo, secondo la ricostruzione di Repubblica, per protestare. Sullo sfondo di questa spy story, una riunione del Consiglio Supremo di Difesa convocata al Quirinale, e una presunta ‘intelligenza’ del M5S di Beppe Grillo con il nemico Putin.

Anche l’Italia ha il suo Russiagate

Anche nel nostro paese potrebbe esplodere uno scandalo Russiagate come negli Usa. Se la cosa non fosse seria verrebbe quasi da ridere. Ma, secondo quanto riportato oggi dal giornalista di Repubblica Stefano Cappellini, nel 2016 Vladimir Putin tentò di mettere lo zampino nel referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi con l’intento di sfavorirlo. Il tentativo di putsch mediatico sarebbe avvenuto attraverso l’emittente televisiva in lingua inglese Russia today, descritta come molto vicina alle posizioni putiniane.

La tv russa avrebbe stravolto di proposito, durante una diretta web (questo il sospetto), il significato di una manifestazione per il Si al referendum, e quindi pro Matteo Renzi, convocata in piazza del Popolo a Roma il 29 ottobre del 2016. “Migliaia di cittadini hanno protestato per le strade di Roma contro il primo ministro Renzi”, racconta il cronista di Russia today.

La rabbia di Renzi e la presunta telefonata a Putin

Questa clamorosa svista, valutata nel nostro paese come una vera e propria fake news e non come un errore, manda su tutte le furie l’allora premier Matteo Renzi il quale - nonostante il freno diplomatico pigiato dal Consiglio supremo di Difesa presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella - decide di alzare la cornetta per telefonare al collega Putin (circostanza né confermata, né smentita dall’ex premier, precisa Cappellini).

Il contenuto della telefonata e i termini del presunto Russiagate restano comunque riservati.

Il ruolo del M5S nel Russiagate

Un altro particolare da romanzo giallo che contribuisce a condire di suspence il Russiagate all’amatriciana, è il presunto coinvolgimento del M5S, nemico giurato del renzismo. La diretta web di Russia today avrebbe ottenuto più di un milione di visualizzazioni anche grazie alle migliaia di condivisioni italiane, partite da account social riconducibili secondo Repubblica alla “galassia M5S”. Inoltre, scrive Cappellini, “la politica pro Putin dei grillini è, da un certo punto della legislatura, dichiarata”. Le prove? I ripetuti incontri, avvenuti a Roma, tra i parlamentari grillini e l’imprenditore “vicino al Cremlino” Sergei Zheleznyak, seguiti dalla visita del deputato Manlio Di Stefano al congresso del partito di Putin Russia unita.

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