Beppe Servergnini, direttore di Sette, settimanale del Corriere della Sera, ha attaccato pesantemente Luigi Di Maio nel suo ultimo editoriale per il New York Times. Un tempo si parlava di giustizia ad orologeria, termine utilizzato in particolare dal centrodestra in occasione di un nuovo processo contro Silvio Berlusconi. Oggi, potremmo coniare un nuovo vocabolo: editoriale ad orologeria. Il pezzo di Servergnini è stato scritto in concomitanza con la visita del candidato premier del Movimento 5 Stelle negli Stati Uniti, dove Di Maio ha rilanciato la figura del Movimento, allontanando eventuali pregiudizi conseguenti a quanto filtrato da mass media e social network.

'Senza studio né lavoro'

Il ritorno dal viaggio a Washington rischia di avere un sapore amaro per Luigi Di Maio ed i principali esponenti del Movimento 5 Stelle. Quanto scrive Beppe Servergnini ha un certo peso sull'opinione pubblica, essendo una delle firme più autorevoli nel mondo anglosassone, come risaputo nell'ambiente del giornalismo cartaceo. Scrivere su un quotidiano come il New York Times che il candidato premier della prima forza politica italiana "non abbia mai avuto un lavoro né finito gli studi" può pesare come un macigno sulla credibilità agli occhi dei cittadini statunitensi, e non solo.

Proseguendo nel ritratto del candidato premier del M5S alle prossime elezioni politiche italiane, Servergnini sottolinea come gli "altri italiani" sono perplessi, riferendosi all'intero elettorato, esclusi i sostenitori del Movimento di Beppe Grillo.

Per completare il suo affondo nei confronti di Di Maio, il giornalista scrive: "E' completamente senza esperienza". Cosa penseranno i lettori del New York Times, non un giornale qualunque negli Stati Uniti e nel resto del mondo, del volto più autorevole in Italia del Movimento?

I 5 Stelle secondo Servergnini

L'editoriale prosegue attaccando ulteriormente il M5S.

L'ex firma de Il Giornale di Indro Montanelli scrive che i grillini, quando ne hanno avuto la possibilità, si sono dimostrati incompetenti a governare. A sostegno della sua tesi, il giornalista cita l'esempio dell'amministrazione di Roma, parlando della capitale italiana come se fosse "alla deriva" per colpa del sindaco 5 Stelle Virginia Raggi.

Semplice editoriale della settimana oppure strumento per offuscare la stella di Luigi Di Maio e dell'intero Movimento dopo l'importante viaggio conclusosi ieri a Washington? La tentazione di accendere la seconda risposta, come se fossimo ad una puntata del fu Chi vuol essere milionario è grande.

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