Trump sembra avere intenzione di completare il suo primo anno alla Casa Bianca con il "botto". Non ci riferiamo ai tradizionali fuochi d'artificio che il mondo intero lancerà nel cielo il 31 dicembre, quanto piuttosto all'ultimo proposito del presidente USA in campo di politica estera, ossia quello di intervenire a gamba tesa nella questione più delicata in assoluto in Medio Oriente, il conflitto israelo-palestinese.

Di questi primi giorni di dicembre, infatti, sarebbero le sue affermazioni circa un trasferimento dell'ambasciata americana da Tel Aviv a gerusalemme.

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Un gesto sconsiderato e scellerato agli occhi di molti, perché alluderebbe ad un qualche riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato ebraico.

Il conflitto israelo-palestinese ereditato da Obama

Sicuramente la risoluzione del conflitto è molto difficile. Il predecessore di Trump, Obama, non ha trovato, durante i suoi due mandati, una risoluzione definitiva. Risale al dicembre scorso la "Road Map" tracciata dall'ex segretario di Stato, Kerry, per la pace in Medio Oriente. Una soluzione del conflitto auspicata nell'istituzione di due Stati (Israele e Palestina) con Gerusalemme come comune capitale.

Nel febbraio del 2017 Trump - in carica da gennaio - aveva già messo in discussione la soluzione proposta dal predecessore, affermando che una pacificazione non era obbligatoria. Il suo appoggio al Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva poi messo in luce il suo vero orientamento politico nella questione.

Reazioni politiche all'annuncio di Trump

Mentre il sistema di difesa israeliano si prepara ad un'offensiva palestinese qualora Trump dovesse tener fede alla sua promessa, la comunità internazionale si schiera apertamente contro la mossa del presidente americano.

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Un atto fuori luogo, assolutamente inopportuno, secondo molti. In primis è intervenuto il presidente palestinese Abbas, secondo cui è in pericolo il processo di pace attualmente in corso tra israeliani e palestinesi. Ma pareri contrari arrivano da ogni parte: il leader francese Macron, in Europa, ha dichiarato che ogni decisione su Gerusalemme va presa "dentro la cornice del negoziato" tra le due parti: come concordato dalla comunità internazionale, l'obiettivo condiviso deve essere l'istituzione di due Stati che vivano pacificamente con Gerusalemme capitale comune.

Ma anche il mondo arabo muove aspre critiche a Trump: il principe dell'Arabia Saudita, Khalid bin Salman, ha definito addirittura deleteria la mossa suggerita dal presidente americano, perché metterebbe in discussione il processo di pace. Un processo attualmente in corso - ha affermato Salman - che rischia di essere mandato all'aria da un gesto come quello annunciato dal leader staunitense.

Il segretario generale della Lega Araba, Abul Gheit, ravvisa in questo proposito una minaccia per la stabilità dell'intera regione.

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Il terrorismo potrebbe, infatti, servirsene come scudo per alimentare e ravvivare la sua ideologia fanatica e violenta contro l'Occidente.

Insomma, di sicuro l'attuale inquilino della Casa Bianca non è il massimo in fatto di mediazione e diplomazia: riesce però benissimo a far parlare di sé, ma forse è quello che davvero gli sta a cuore.