Silvio Berlusconi nei giorni scorsi lo aveva detto più volte in maniera chiara. Umberto Bossi deve essere candidato dalla #Lega. Se Salvini non lo mette in lista, piuttosto gli garantisco io una candidatura tra le fila di Forza Italia. Ma preferisco, disse il cavaliere, evitargli questa umiliazione. Addirittura, pur di perorare questa causa "in casa altrui" sostenne che lui ed il "senatùr" avessero anni fa stipulato un patto di fratellanza che avrebbe previsto il ritiro dalla politica attiva in contemporanea.

Nelle ultime settimane in tutte le interviste concesse Salvini ha sempre glissato in maniera diplomatica le domande sulla ricandidatura di Umberto Bossi.

Anche stamattina, intervenuto a Radio Capital alla trasmissione Circo Massimo condotta da massimo Giannini il segretario della Lega aveva risposto dicendo che riconosce Umberto Bossi quale "padre della Lega" ma che, prima di una candidatura avrebbe dovuto "esplicitare" la sua adesione al progetto che la "nuova" Lega ha proposto a tutti gli italiani, non solo a quelli residenti in Padania.

Lo scoop di 'Repubblica': Bossi capolista a Varese

Il quotidiano La Repubblica questo pomeriggio nell'edizione online di Varese pare smentisca in parte le parole di Salvini dando per certa la candidatura del fondatore della Lega Nord nella sua Varese. Secondo il suo corrispondente loca, Andrea Montanari, i giochi sarebbero fatti e certi.

Umberto Bossi sarà candidato al Senato da capolista nel listino plurinominale proporzionale nel collegio senatoriale di Varese.

Se così fosse l'elezione per il "senatùr" sarebbe garantita automaticamente. Varese infatti è, notoriamente, la culla del carroccio, la città nella quale, nel lontano 1984, venne fondata la Lega Lombarda, progenitrice della Lega Nord, dallo stesso Bossi insieme alla la sua compagna Manuela Marrone, Pierangelo Brivio, Giuseppe Leoni, Marino Moroni ed Enrico Sogliano.

Per lui sarebbe la settima legislatura consecutiva, essendo presente nei vari rami del parlamento sin dal lontano 1987.

Quella di Bossi è una candidatura strategica

Secondo repubblica, anche se manca la parola ufficiale di Salvini, viene data per certa dall'entourage dei suoi più stretti e fedeli collaboratori. Secondo molti osservatori è diventata strategica per preservare il voto della minoranza autonomista e indipendentista che contesta la nuova linea politica di Salvini, considerata semplicemente "sovranista" e criticata per le troppe attenzioni all'elettorato del centro e sud Italia.

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