Matteo Salvini, proprio nel giorno dedicato al ricordo delle infami leggi razziali contro la comunità ebraica emanate dal regime fascista attacca le parole di ieri del Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella celebrando il 'Giorno della Memoria' aveva infatti chiaramente detto che "il fascismo non ebbe meriti" ribadendo che fu un Regime senza meriti alcuni.

Ieri al Quirinale ha dato il via alla celebrazione del ricordo delle vittime dell'olocausto ed ha usato, come riportato sopra, termini inequivocabili per condannare "in toto" il Ventennio, con un'analisi dura ed esplicita che non è stata gradita da molti esponenti del centro destra.

La presa di distanza da Mattarella

A sorpresa la presa di distanza più netta non è pervenuta da esponenti storici della destra italiana ma da Matteo Salvini, probabilmente a "caccia" di voti nostalgici in libera uscita in vista delle prossime elezioni politiche del 4 marzo.

Ospite questa mattina della trasmissione radiofonica "Circo massimo", condotta da Massimo Giannini su Radio Capital il segretario della Lega ha contraddetto Mattarella, sostenendo che, al netto di atti sicuramente folli ed esecrabili da condannare nella maniera più assoluta, durante il fascismo #mussolini abbia invece fatto anche cose positive, portando gli esempi dell'introduzione del sistema delle pensioni, della bonifica dell'agro Pontino e di un'infinita molteplicità opere pubbliche delle quali ancora oggi ne godiamo il beneficio.

Con queste parole ha riaperto quel dibattito sul fascismo che le parole espresse ieri dal Presidente della Repubblica sembrava volessero chiudere per sempre, con il suo giudizio totalmente negativo.

Contemporaneamente e prevedibilmente contro il leader del carroccio sono partite le polemiche da parte degli esponenti della sinistra e del PD in particolare.

Le reazioni della sinistra

La prima a saltare addosso a Matteo Salvini, usando termini particolarmente espliciti è stata la Dem Alessia Morani che ha definito "cialtrone" il segretario della Lega accusandolo di aver espresso termini tipici del più "becero revisionismo". Ha poi proseguito accusandolo di disprezzare non solo la storia e la verità, ma soprattutto milioni di morti innocenti solo allo scopo di raccattare il voto della destra più estrema, quella dei negazionisti che si rifiutano di fare i conti con la storia.

In Italia, evidentemente, il dibattito sul ventennio divide ancora. Forse troppo.

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