Una scena degna della miglior commedia demenziale americana. Donald Trump interviene all'Assemblea delle Nazioni Unite e non risparmia, nei suoi attacchi, alcuni 'storici' nemici come l'Iran ed il presidente siriano Assad. Poi decanta i successi altrettanto 'storici' ottenuti dalla sua amministrazione alla guida degli Stati Uniti e la platea lo accoglie con sonore risate. Con TheDonald, nella sede politica più autorevole che possa esistere al mondo, accade anche questo.

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'La mia amministrazione ha fatto più di qualunque altra nella storia del nostro Paese'

America First, lo slogan elettorale di Donald Trump al quale gli americani hanno evidentemente dato fiducia, visto che il miliardario newyorchese è diventato presidente. Che in questo risultato abbia influito il cervellotico sistema elettorale statunitense non ci sono dubbi (Hillary Clinton è risultata in testa al voto popolare, ma non è la prima volta che accade alle presidenziali per la Casa Bianca), ma Donald Trump è comunque il presidente e non ci sono dubbi.

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America First, dicevamo, un mantra semplice e diretto che fa leva sul nazionalismo americano, un pò come 'Prima gli italiani' di Matteo Salvini. E questo leitmotiv, il numero uno della Casa Bianca lo ha sbandierato anche davanti all'assemblea del Palazzo di Vetro. "Lo scorso anno ero qui a dire a voi cosa avremmo fatto, oggi vi dico che in meno di due anni la mia amministrazione ha raggiunto risultati più di qualunque altra amministrazione della storia del nostro Paese".

Roba da fare balzare sulla sedia gli ex presidenti ancora in vita e da far rivoltare nelle rispettive tombe quelli che sono passati a miglior vita. Fermo restando che parte della platea dell'ONU ha riso di gusto, sollevando quel brusio tipico che accompagna le sitcom.

Gli attacchi contro Teheran e Damasco

Dopo le molteplici carote, è arrivato anche il bastone, traducibile in qualche missile di troppo virtualmente puntato verso gli storici nemici.

Intanto il presidente siriano Bashar al-Assad, colpevole di usare le armi chimiche contro il proprio popolo. Ad onor del vero nessuna prova certa, in passato, è stata fornita sui presunti attacchi chimici delle truppe di Damasco, ma è evidente che Assad è ormai sul punto di vincere la guerra, sotto l'ala protettiva di Russia ed Iran e con il bene placet della Turchia. Soluzione politica che, nel futuro immediato, toglie voce in capitolo agli Stati Uniti sulla questione siriana nella quale sono stati gli unici, autentici grandi sconfitti.

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Non potendo attaccare direttamente la Russia di Putin, Trump avverte Assad: "Risponderemo se Assad userà ancora le armi chimiche in Siria". Poi ha avvisato la platea che gli Stati Uniti appronteranno nuove sanzioni da imporre all'Iran. "Deve restare isolato perché sostiene il terrorismo e prosegue con le sue aggressioni". In realtà l'unico eclatante attacco terroristico recente è stato l'Iran a subirlo in quel di Ahvaz, località al confine con l'Iraq, durante una parata militare dei Pasdaran.

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Cina, dalle lodi alle minacce

Il capolavoro di contraddizione pura si è avuto, però, sul tema 'estremo oriente'. Il presidente USA ha ringraziato per "il grande coraggio" il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha inoltre lodato il premier giapponese Shinzo Abe, il presidente sudcoreano Moon Jae-in ed il leader cinese Xi Jinping. Dunque, pace fatta con la Cina? Ma neanche per sogno, se consideriamo che subito dopo Trump si è lanciato in un assalto frontale nei confronti di Pechino parlando di "intollerabili distorsioni del mercato" e di "scambi commerciali che devono essere corretti e reciproci". Da qui è passato ad attaccare l'Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) i cui componenti "devono smetterla di derubare il mondo aumentando i prezzi". Infine il tema immigrazione, dove "ogni nazione ha il diritto di fissare le sue regole e noi chiediamo solo il rispetto della nostra sovranità. Aiuteremo solo i Paesi che ci rispettano".

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