Qualche giorno fa a Taranto, Luigi Trovatello, dopo aver litigato con l'ex moglie sulla gestione dei figli, ha sfogato la sua rabbia contro di loro: ha accoltellato il primogenito e ha gettato la minore, di soli 6 anni, dal balcone di casa. Ora, la piccola lotta tra la vita e la morte, e mentre ci si chiede se si poteva evitare questa tragedia si riaccendono le polemiche sul ddl firmato dal senatore leghista Simone Pillon relativamente l'affido condiviso dei figli e il loro mantenimento.

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Il Ddl Pillon

Il disegno di legge Pillon, arrivato il 10 settembre in commissione Giustizia del Senato, introduce il concetto di bigenitorialità perfetta; ciò significa che, qualora una coppia con figli si separi, il padre e la madre dovranno dividersi equamente il mantenimento e l'affido.

Inoltre, vuole rendere obbligatorio, per le coppie con figli, il processo di mediazione finalizzato al raggiungimento di un accordo nell’interesse dei minori.

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infatti, tra le altre cose, il Ddl prevede che i figli "indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i genitori" mantengano sia con il padre che con la madre un rapporto equilibrato e continuativo. Il disegno di legge, andrebbe, dunque, a contrastare il fenomeno dell’alienazione genitoriale (che spesso e volentieri danneggia il papà).

Le critiche

Il testo presentato dal senatore Pillon, è stato - ed è tuttora - oggetto di forti critiche e polemiche.

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Lega Nord

In molti lo hanno giudicato maschilista e lo hanno accusato di andare, soprattutto, contro quelle donne che vivono le situazioni più difficili e si ritrovano più deboli. Senza contare, che non tutelerebbe veramente il supremo interesse del minore.

Alcuni esponenti del Pd, hanno spiegato che il ddl “stravolge il diritto di famiglia vigente” nel nostro Paese perché mina quella che è la base dello sviluppo armonico dei figli di genitori separati obbligandoli a "vivere scissi in tempi paritetici tra il padre e la madre".

La tragedia di Taranto (che, come ci raccontano le pagine di cronaca, è tutt'altro che un'eccezione) ci impone - come ha fatto notare il Coordinamento dei Centri antiviolenza pugliesi - di rispondere ad alcune domande chiave.

"Chi ha garantito - ci si chiede - tra indifferenza e negazionismo - che un papà (già condannato per lesioni e maltrattamenti in famiglia e che aveva perso la responsabilità genitoriale) frequentasse i propri figli?

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Chi ha affidato i minori alla nonna paterna?

Nonostante i quotidiani abbiano parlato di "conflitto nella coppia" i responsabili dei centri violenza sono convinti che si tratta di una tragedia annunciata perché un padre condannato per maltrattamenti non dovrebbe poter frequentare i figli senza aver compiuto un adeguato e serio percorso di riconoscimento delle sue azioni.

Il ddl Pillon non affronterebbe temi fondamentali volti alla sicurezza dei minori e andrebbe a confondere - come già accade - la violenza agita ai danni della donna ed il conflitto di coppia, inserendo tutto nella cosiddetta elevata conflittualità ed andando a reiterare un retaggio culturale e sentimenti di paura.

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Gli operatori dei centri antiviolenza sono convinte che l’arretratezza del pensiero relativamente la tutela dei diritti dei minori e la mancanza di considerazione per i diritti delle mamme, delle donne vittime di violenza e dei papà consapevoli, farà da terreno fertile a nuovi atti di ritorsione e vendetta ai danni dei figli (come accaduto a Taranto).

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