Lo hijab, il velo che si allaccia sotto la gola indossato dalle donne in molte nazioni a maggioranza musulmana, è sbarcato a Milano nella sua versione dedicata a chi fa sport. Annunciato già nel 2017, la sua commercializzazione in Italia è iniziata da pochi giorni presso il Nike store meneghino situato nel centralissimo corso Vittorio Emanuele.

Si chiama “Nike Hijab Pro” ed è in vendita dal 1 dicembre sul mercato globale al prezzo di 30 euro.

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La casa del celebre 'baffo' è la prima azienda occidentale di articoli sportivi a realizzare in serie questo copricapo destinato a quello che molti definiscono un mercato emergente. Fino ad ora veniva realizzato solo da poche aziende artigianali.

Nike Pro Hijab era balzato agli onori delle cronache due anni fa, quando fu immortalata durante una sessione di allenamenti una delle atlete più celebri e seguite dell'intero mondo arabo, la pattinatrice degli Emirati Arabi Uniti Zahra Lari.

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La denuncia della consigliera regionale e comunale Silvia Sardone

La commercializzazione in Italia di questo nuovo articolo destinato alle donne che praticano attività sportiva è stata duramente contestata dalla consigliera regionale lombarda (e altresì membro del consiglio comunale di Milano) Silvia Sardone. Le sue parole, prima espresse sui social, poi raccolte da Il Giornale, sono destinate a sicura polemica.

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Politica

Secondo l'esponente Politica di centrodestra Nike farebbe business sfruttando un simbolo dell'oppressione delle donne. Il velo, prosegue, è uno degli strumenti con cui gli uomini musulmani annullano la libertà delle loro donne. Poi l'affondo finale: l'azienda americana specula senza tenere conto dei più elementari diritti umani.

Una polemica che si aggiunge a quella nei confronti della Supercoppa italiana di calcio

Il tema delle discriminazioni nei confronti delle donne musulmane toccato dalla Sardone fa ancora più notizia nella giornata odierna, che registra la forte polemica tra il mondo politico e la Federazione Italiana Gioco Calcio, che ha deciso di far giocare la finale di Supercoppa italiana in Arabia Saudita.

La notizia che gli organizzatori locali abbiano destinato spazi dello stadio riservati agli uomini e che le donne possano entrare solo in compagnia dei propri famigliari ha destato lo sdegno degli esponenti di tutti i partiti presenti in Parlamento, provocando un forte imbarazzo nei confronti dei vertici del calcio italiano.

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