Guy Verhofstadt è un politico belga che, almeno in Italia, è diventato celebre per aver pubblicamente attaccato il premier Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio Italiano davanti all'intero Parlamento Europeo venne accusato di essere un burattino, i cui fili evidentemente sarebbero quelli tenuti da Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Un'accusa a cui il primo ministro italiano ha risposto senza perdere il proverbiale aplomb, ma non disdegnando una frecciata significativa. Conte rispose che andava considerato burattino chi si muoveva dovendo rispondere agli interessi delle lobby.

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E alla luce di quelli che sono gli ultimi sviluppi si può dire che in un certo senso abbia colto nel segno, scatenando l'effetto boomerang per quelle dichiarazioni di Verhofstadt.

Nulla di illegale nei finanziamenti

Verhofstadt, noto anche per gli eccellenti rapporti con la Francia ed Emmanuel Macron, nelle ultime ore è finito sotto la lente d'ingrandimento di alcuni media. Il politico belga che dice di amare l'Italia e parla perfettamente l'italiano, non si sarebbe opposto infatti a quelli che sarebbero ingenti finanziamenti ricevuti dal suo gruppo (Alde) e provenienti da multinazionali di primissimo piano.

Nulla di illegale, ma un fatto che sicuramente potrebbe far riflettere quanti hanno modo di valutare il suo pensiero. Il fatto che nella lunga lista di quanti appoggino Alde ci finiscano grandi marchi, oscillanti dall'entertainement a colossi dell'industria farmaceutica, può infatti quantomeno far nascere che nel pensiero di Verhofstadt possa esserci un conflitto di interessi. Un dubbio lecito e che ognuno ha modo di valutare nella maniera che ritiene opportuna.

La lista dei finanziatori è ricca di colossi

Un'inchiesta condotta da fonti transalpine, riportato da Le Monde e France 2, ha quantificato in circa 425.000 euro l'ammontare ella cifra ricevuta da Alde.

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Particolarmente interessante risulta quella che sarebbe la lista di chi ha provveduto a finanziare Alde. Nel novero ci finiscono colossi del calibro di Google, Walt Disney, Syngenta, Deloitte, Microsoft e Bayer. Considerato che si tratta di marchi che monopolizzano settori come il web e l'industria farmaceutica, a più livelli, ci si augura che questi finanziamenti non rappresentino strumenti attraverso cui si possano prendere certe decisioni politiche invece di altre per i più disparati temi: da quelli fiscali a quelli sanitari.

Dubbi che già la stampa in Europa sta provvedendo a sollevare, senza però muovere accuse, considerato che non esistono prove.Nel frattempo attorno a lui, tramite i suoi alleati europei, sembra palesarci un certo imbarazzo.